Quasi 3 miliardi di euro l'anno. Tanto costa agli italiani la pigrizia vaccinale contro l'influenza, secondo i dati presentati il 21 ottobre 2026 al 59° Congresso Nazionale della Società Italiana d'Igiene a Genova. A fare i conti è il professor Andrea Marcellusi, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università di Milano e presidente di ISPOR, l'International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research.
Il quadro, come riporta Il Sole 24 ORE, è imbarazzante: la copertura vaccinale tra gli over 65 e i fragili è ferma al 52,5% della stagione 2024/2025, mentre la circolare del ministero della Salute fissa l'obiettivo al 75%. Siamo a metà strada, e la metà che manca si paga in soldi, ricoveri e morti.
Il conto della nonna che non si vaccina
Passiamo ai numeri, perché i numeri non mentono. Se l'Italia raggiungesse il target del 75%, il Servizio sanitario nazionale risparmierebbe oltre 13 milioni di euro solo in costi diretti: visite dal medico di famiglia, ricoveri ordinari, accessi in terapia intensiva. Ma la vera emorragia è altrove: 2,86 miliardi di euro l'anno in costi indiretti, tra assenze dal lavoro e il calo di consumi e attività produttive causato dalla circolazione dei virus influenzali su tutta la popolazione.
A questo si aggiungono 11mila giornate di malattia dei professionisti sanitari, un buco che manda in affanno pronto soccorso e reparti proprio nei mesi in cui servirebbero di più. Mentre il governo stanzierebbe miliardi e miliardi, come ricorda anche la denuncia di TheWom sulle liste d'attesa, qui basterebbe una puntura per alleggerire il sistema. Invece niente, si preferisce lasciar correre.
«Se raggiungessimo il target di copertura vaccinale, oltre al dato economico avremmo quasi 2mila ricoveri ordinari in meno, che rappresentano il 70% della spesa, e 145 accessi in meno in terapia intensiva», spiega Marcellusi. E poi il dato che dovrebbe far riflettere tutti: «Tra mortalità diretta e indiretta, conteremmo quasi 315 decessi in meno all'anno. Stiamo traducendo in numeri ed euro quelle che sono decisioni di politica sanitaria, illustrando l'opportunità che stiamo perdendo. E sono numeri molto prudenti rispetto a quello che si può verificare ogni anno».
Trecentoquindici vite. Ogni anno. Per non aver raggiunto una copertura vaccinale che altri Paesi europei considerano scontata. Il professor Marcellusi non fa polemica, fa conti. Ma i conti, qui, sono già una condanna della superficiale leggerezza con cui in Italia si tratta la prevenzione.
Cosa cambia quest'anno: il vaccino adiuvato a 60 anni
La novità di questa campagna 2026-2027 è l'abbassamento a sessant'anni della soglia di raccomandazione per i vaccini antinfluenzali adiuvati, decisa dal ministero della Salute. Una scelta sensata, che arriva però con trent'anni di ritardo rispetto a quella che è una delle poche grandi conquiste della ricerca italiana: il primo vaccino adiuvato, l'MF59, fu infatti sperimentato e autorizzato per la prima volta proprio in Italia nel 1997, su iniziativa dello scienziato Rino Rappuoli, oggi direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena.
Un'innovazione made in Italy poi diffusasi in tutto il mondo, mentre in casa nostra faticava a decollare la cultura della prevenzione. Una storia tutta italiana: genio dei nostri ricercatori, scarsità di istituzioni capaci di valorizzarlo fino in fondo.
Le indicazioni di ATS Milano sulla campagna vaccinale 2026-2027 sono chiare: la vaccinazione antinfluenzale è uno strumento fondamentale per prevenire l'influenza stagionale e le sue complicanze, specialmente nelle categorie più vulnerabili. E chi si chiede se il vaccino serva davvero trovi una risposta nei consigli del professor Fabrizio Pregliasco: vaccinarsi non garantisce di non ammalarsi, ma riduce forme gravi, complicanze e ospedalizzazioni, soprattutto nei soggetti fragili.
La lezione di Rappuoli: i vaccini non servono se non vengono usati
A margine dell'evento «Influenti, Enduring innovation in influenza» organizzato da CSL Seqirus, Rappuoli ha messo le cose in prospettiva senza mezzi termini: «I vaccini rappresentano senza dubbio una delle più grandi conquiste dell'umanità intera. Prima della loro introduzione, l'aspettativa di vita media in Italia si aggirava intorno ai 35-40 anni, mentre oggi siamo arrivati tranquillamente agli ottant'anni».
«La ricerca ha costantemente spinto l'ambito dei vaccini verso traguardi del tutto nuovi, spaziando dagli adiuvanti al DNA ricombinante, alla genomica, fino alle potenzialità che abbiamo adesso con l'intelligenza artificiale», ha aggiunto. Poi la stilettata finale, rivolta a chi resta a guardare: «Noi ricercatori facciamo la nostra parte attraverso lo studio e lo sviluppo, ma i vaccini, una volta registrati e resi disponibili, non servono a nulla se non vengono utilizzati».
Parole che valgono oro in una stagione in cui le prime avvisaglie di contagio si affacciano già in Italia e la campagna vaccinale è appena partita. Chi vuole riconoscere per tempo i sintomi dell'influenza vera e propria, distinguerla dalle sindromi simil-influenzali e sapere quando chiamare il medico può seguire le linee guida del Gruppo San Donato sull'influenza 2026-2027.
Domande frequenti
Quanto costa all'Italia la bassa copertura vaccinale antinfluenzale?
Secondo i dati presentati da Andrea Marcellusi al Congresso Siti di Genova, il costo arriva a quasi 3 miliardi di euro l'anno: oltre 13 milioni di costi diretti sul SSN e 2,86 miliardi di costi indiretti tra assenze dal lavoro e calo di consumi e attività produttive.
Qual è l'obiettivo di copertura vaccinale fissato dal ministero della Salute?
La circolare ministeriale fissa il target al 75% per gli over 65 e le persone fragili, mentre la copertura reale della stagione 2024/2025 si è fermata al 52,5%.
Chi dovrebbe vaccinarsi contro l'influenza quest'anno?
Il ministero della Salute ha abbassato a sessant'anni la soglia di raccomandazione per i vaccini antinfluenzali adiuvati, oltre a over 65, fragili e personale sanitario.
