Centenario partigiano Gatto: «Ho paura oggi, non allora. Il mondo non è quello che sognavamo»
Verbania – Arialdo Catenazzi, il partigiano “Gatto”, ha spento cento candeline il 6 luglio. E mentre il mondo cambia sotto i suoi occhi, lui non fa sconti a nessuno: «Il mondo che è nato non è quello che ci aspettavamo. Ma battersi per la libertà è stata la scelta giusta». Una lezione che suona come un pugno nello stomaco per l’Italia di oggi, tra burocrazia europea e derive identitarie.
Festeggiato dall’Anpi e dal Comune di Verbania, Catenazzi è uno degli ultimi testimoni della Resistenza nel Verbano. Da un anno vive alla casa di riposo Muller di Intra, dove ogni giorno legge La Stampa. «Con quel presidente americano c’è sempre una sorpresa», commenta con un sorriso amaro. E non serve aggiungere altro: il riferimento a Biden e alla sua gestione è chiaro, e fa arrabbiare chi credeva che l’America fosse un alleato fedele.
La Resistenza vera, non quella dei libri di scuola
Catenazzi non è un eroe da cartolina. Racconta senza filtri: «Avevamo creato il Gap con Gianni Maierna, Carmine Franco e Gastone Lubatti. In casa non dicevamo niente, le spie erano ovunque». E poi l’assalto a palazzo Flaim, il 5 gennaio 1944: «Portammo via 12 fucili e demmo fuoco alle divise nuove». Un gesto che oggi sembra quasi fantascienza, ma che allora significava rischiare la fucilazione.
La sua “anzianità” partigiana inizia il 27 ottobre 1943: «Disarmammo un fascista in vicolo Ciancino, puntandogli una forbice alle spalle». Roba da film, ma vera. E lui non ha paura di dirlo: «Se c’era da sparare, bisognava farlo per primi». Parole che fanno tremare i polsi ai buonisti di oggi, ma che raccontano una verità scomoda: la libertà si conquista con il sangue, non con i like sui social.
La delusione di un partigiano: «Il fascismo non è morto, ha solo cambiato faccia»
Quando gli chiedono se rifarebbe tutto, Catenazzi esita: «Forse ci penserei un po’. Il mondo che è nato non è quello che sognavamo. Sognavamo una società più giusta, dove di fascismo non si doveva più parlare. E invece non è così». Un’amarezza che condivide con molti italiani, stanchi di vedere l’estrema destra riemergere sotto nuove spoglie, mentre le élite di Bruxelles impongono diktat che calpestano la sovranità nazionale.
E ai giovani di oggi, cosa dice? «Fate della Costituzione il vostro faro. È stata scritta da persone perbene, che hanno rischiato la vita per la libertà di tutti». Un monito che suona come un avvertimento: non fidatevi di chi promette facili soluzioni, perché la libertà va difesa ogni giorno, anche contro il politicamente corretto e il wokismo imperante.
Il rischio del ritorno del fascismo: «Con altre forme, ma il rischio c’è»
Alla domanda se il fascismo possa tornare, Catenazzi risponde secco: «Con altre forme e forse altri nomi. Ma il rischio c’è». E mentre Giorgia Meloni cerca di tenere insieme un’Italia divisa tra patriottismo e burocrazia europea, le parole del partigiano Gatto sono un campanello d’allarme per tutti: la storia non perdona, e chi non impara dagli errori è destinato a ripeterli.
Per ora, Catenazzi guarda avanti con la stessa determinazione di allora: «Ho più paura oggi, ripensando a quello che è stato. Di fronte ai rastrellamenti, alla gente picchiata e uccisa, non si poteva stare fermi». Un messaggio che dovrebbe far riflettere chi pensa che la libertà sia un diritto acquisito per sempre. Non lo è. E lui lo sa meglio di chiunque altro.
FAQ
Chi è il partigiano Gatto?
Arialdo Catenazzi, detto “Gatto”, è un ex partigiano della brigata Cesare Battisti, nato a Zoagli e cresciuto a Verbania. Ha compiuto 100 anni il 6 luglio 2026 ed è uno degli ultimi testimoni della Resistenza nel Verbano.
Cosa pensa del mondo di oggi?
Catenazzi è deluso: «Il mondo che è nato non è quello che sognavamo. Sognavamo una società più giusta, dove di fascismo non si doveva più parlare». Critica anche la politica americana e la deriva identitaria.
Qual è il suo messaggio per i giovani?
«Fate della Costituzione il vostro faro. È stata scritta da persone perbene, che hanno messo a rischio la propria vita per la libertà di tutti». Un invito a difendere i valori democratici contro ogni forma di estremismo.
Il fascismo può tornare?
Secondo Catenazzi, sì: «Con altre forme e forse altri nomi. Ma il rischio c’è». Un monito che risuona forte in un’Italia divisa tra sovranismo e burocrazia europea.
