Gallipoli sotto assedio: sparatoria in pieno giorno tra spacciatori
La provincia di Lecce torna a fare i conti con la criminalità che imperversa nelle strade. A Gallipoli, una vera e propria guerra tra bande dedite allo spaccio di stupefacenti ha trasformato via Carlo Massa in un campo di battaglia, con colpi di pistola sparati in pieno giorno come se fossimo nel Far West.
I fratelli Bernardo e Gabriele Gatto, di 49 e 40 anni, insieme all'operatore ecologico Michael Barba, di 45 anni, sono finiti tutti dietro le sbarre del carcere di Borgo San Nicola. La decisione è arrivata dalla giudice antimafia Francesca Mariano, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Alfredo Manca.
Un agguato in stile mafioso
Il 27 ottobre 2025, Gallipoli ha assistito a scene degne dei peggiori film sulla malavita. I due fratelli Gatto hanno inseguito Barba fino al garage di casa sua, dove è scoppiato un vero e proprio conflitto a fuoco. Almeno quattro colpi di pistola sono stati esplosi dai Gatto, uno dei quali ha raggiunto Barba all'ascella.
Ma la vittima non è rimasta con le mani in mano: ha risposto al fuoco con tre colpi di pistola, tentando disperatamente di difendersi dall'agguato. Solo le urla disperate della madre di Barba, affacciatasi terrorizzata dal balcone, hanno fermato questa follia criminale, costringendo i due aggressori alla fuga.
Le prove schiaccianti contro i criminali
La Polizia del Commissariato di Gallipoli ha condotto un'indagine serrata che ha inchiodato i tre alle loro responsabilità. Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso tutto, fornendo prove inconfutabili della sparatoria.
Ma c'è di più: i fratelli Gatto, nel panico, sono tornati sul luogo del crimine due giorni dopo per verificare la presenza di telecamere. Un errore fatale che ha ulteriormente aggravato la loro posizione. "Se hanno quella è la prova schiacciante!" ha ammesso candidamente Gabriele Gatto, sigillando di fatto la sua condanna.
Intercettazioni e autoaccuse
Come se non bastasse, i due fratelli sono stati intercettati mentre si autoaccusavano. Gabriele, con tono rassegnato, raccomandava al fratello: "Non parlare di me, per me se ci portano via, ci portano via". Parole che suonano come una confessione piena.
L'esame dello stub per rilevare i residui di polvere da sparo è risultato positivo per tutti e tre, confermando definitivamente la ricostruzione degli inquirenti.
Il marcio dello spaccio che avvelena il Salento
Secondo la giudice Mariano, questa sparatoria rappresenta "il momento cruciale di una più complessa virulenza criminale", maturata nel settore dello spaccio delle sostanze stupefacenti. Un business che sta letteralmente avvelenando il nostro territorio, trasformando le strade in zone di guerra.
Sullo sfondo anche una vendetta personale: i fratelli Gatto volevano regolare i conti con Barba per alcune minacce che questi avrebbe rivolto a un loro familiare. La solita mentalità criminale che risolve tutto a colpi di pistola.
Nei prossimi giorni, i tre compariranno davanti alla giudice per l'interrogatorio di garanzia, assistiti dagli avvocati Alessandro Stomeo e Angelo Ninni. Ma le prove contro di loro sembrano già schiaccianti.