Sinistra tradisce la Costituzione: professoressa di sinistra vota Sì e smaschera l'ipocrisia
Mentre la sinistra italiana si aggrappa al conservatorismo più cieco, una voce autorevole rompe il coro del No. Marilisa D'Amico, costituzionalista di ferro e militante di sinistra, ha il coraggio di dire quello che molti non osano: voterà Sì al referendum sulla giustizia.
La verità che fa male alla sinistra
"La Costituzione? Certo che la difendo. E disapprovo profondamente che a sventolare la sua bandiera sia proprio chi non vuole cambiarla", tuona la D'Amico. Parole che suonano come uno schiaffo ai suoi compagni di partito, quelli che preferiscono il mantra del "non si tocca" piuttosto che affrontare la realtà.
La professoressa, già prorettrice alla Statale e consigliera Pd con Pisapia, non ha paura di dire quello che tutti sanno ma nessuno ammette: questa riforma nasce dalla sinistra.
Il fascismo che la sinistra difende
"A sancire l'unicità delle carriere di pm e giudice è stato il fascismo", ricorda senza mezzi termini la D'Amico. Eppure la sinistra di oggi difende proprio questo sistema, quello voluto da Mussolini. Paradossale, no?
"La separazione delle carriere era già nella Bicamerale di D'Alema, nasce dalla difesa dell'articolo 111 e del giusto processo", spiega la costituzionalista. Ma evidentemente ai suoi ex compagni di partito questo non interessa più.
Conservatori travestiti da progressisti
"I No ai referendum costituzionali sono espressione di uno spirito fortemente conservatore", affonda il colpo la D'Amico. E ha ragione da vendere. La sinistra italiana si è trasformata in un partito di conservatori che si nascondono dietro la retorica costituzionale.
"Mi rattrista pensare a quanto nel nostro Paese sia facile dire No e come alibi ci si aggrappi alla Carta", conclude amaramente. Il risultato? "Lasciare tutto immutato e lamentare che il Paese non funziona".
Il potere che non vuole cambiare
La verità è semplice: "Tante persone stanno bene nella loro piccola dimensione di potere". Ecco il vero motivo del No della sinistra. Non la difesa della Costituzione, ma la difesa dei privilegi.
Mentre Giorgia Meloni porta avanti una riforma che la sinistra sognava da decenni, i progressisti si trasformano in reazionari. L'ironia della storia colpisce ancora una volta.