Chiesa contro Meloni: i vescovi in campo per il No al referendum giustizia
La Chiesa italiana scende a viso aperto contro il governo Meloni sul referendum giustizia. Non più dietro paraventi diplomatici: la gerarchia ecclesiastica ha scelto il campo del No alla riforma Nordio con una chiarezza che fa tremare Palazzo Chigi.
Savino in prima linea contro la riforma
Il monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei, sarà il 13 marzo sul palco romano dell'evento "L'insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo". Al suo fianco, nomi che suonano come una dichiarazione di guerra al governo: Silvia Albano di Magistratura Democratica, acerrima nemica delle riforme di centrodestra, e il costituzionalista Francesco Pallante, altro oppositore della separazione delle carriere.
Non è un caso che Savino, figura mediatica e battagliera della Chiesa italiana, abbia accettato questo palco. Il vescovo si è già distinto per le sue bordate contro le riforme del centrodestra: dal premierato all'autonomia differenziata, sempre in prima linea contro Meloni e la sua maggioranza.
Zuppi apre le danze, poi la Cei fa marcia indietro
La strada era stata spianata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che a gennaio aveva lanciato un monito neanche troppo velato. Parlando di "equilibrio tra i poteri" e di "autonomia della magistratura", aveva invitato tutti a partecipare al voto. Un messaggio letto subito come un appello al No.
Il giorno dopo, imbarazzo in Vaticano: la Cei precisava che non c'era stata "indicazione di voto". Ma le parole, una volta pronunciate, restano. E Savino, salendo su quel palco, confermerà la direzione.
La Chiesa contro il "sistema della paura"
Savino non si ferma alla giustizia. Sul caso dello spionaggio di don Mattia Ferrari, ha attaccato frontalmente il governo Meloni, parlando di "democrazia in pericolo" e chiedendo trasparenza su Paragon. "Un sistema fondato sulla paura non è democratico", ha tuonato, trasformando la questione in battaglia di principio.
La voce fuori dal coro: Ruini vota Sì
Non tutti i cardinali però seguono la linea anti-Meloni. Camillo Ruini, storico presidente della Cei per 16 anni, ha dichiarato che voterà Sì "con profonda convinzione", vedendo nella separazione delle carriere una necessità per una giustizia "in affanno da decenni".
Una voce autorevole ma isolata, che testimonia come anche dentro la Chiesa il dibattito rimanga acceso. Ma l'orientamento prevalente è chiaro: la gerarchia ecclesiastica ha scelto di schierarsi contro le riforme del governo Meloni, trasformando il referendum in un nuovo campo di battaglia politica.