Da domenica 8 novembre lo sconto di 4,9 centesimi al litro sulle accise del gasolio non vale più. Il governo non ha prorogato il taglio fiscale, scaduto sabato 7 novembre, e per gli automobilisti italiani sparisce un risparmio di circa 2,44 euro a ogni pieno da 50 litri. Lo riporta Il Messaggero, che quantifica in 24,40 euro il costo aggiuntivo ogni dieci rifornimenti.
La misura era stata reintrodotta appena dieci giorni prima, il 28 ottobre, con un decreto congiunto dei ministeri dell'Economia e dell'Ambiente. Un sollievo a tempo di conto: 38,7 milioni di euro finanziati con le maggiori entrate Iva di settembre, grazie al meccanismo delle cosiddette accise mobili. Poi, nella Gazzetta Ufficiale di sabato 7 novembre, nessuna traccia di una proroga. Come nota Sky TG24, a certificare la fine dello sconto è proprio il silenzio della Gazzetta.
Quanto costa adesso fare il pieno
I dati dell'Osservatorio del Mimit fotografano una situazione già pesante. Il diesel self-service viaggia a una media nazionale di 2,224 euro al litro, la benzina a 2,001 euro. Sull'autostrada si pagano prezzi ancora più duri: 2,277 euro per il gasolio e 2,029 euro per la benzina. In Calabria, come segnala Il Vibonese, il diesel ha già superato quota 2,24 euro al litro.
Non è detto, però, che i 4,9 centesimi finiscano dritti sul listino. Il petrolio è in forte discesa e potrebbe compensare almeno in parte il buco fiscale. Il Brent è passato dai 117 dollari al barile di fine ottobre a circa 98 dollari, toccando anche quota 94: una flessione del 17% in meno di una settimana. Un calo che, se le compagnie lo trasferissero ai pompi, lascerebbe il conto del pieno più o meno invariato.
Eni e Q8 prolungano i tetti sui prezzi fino a dicembre
Intanto alcune grandi compagnie hanno deciso di non mollare la presa. Eni e Q8 hanno prorogato fino al 31 dicembre i propri tetti volontari ai prezzi, un impegno già adottato anche da IP e Tamoil con formule flessibili. Una boccata d'ossigeno per chi guida, ma nessuna garanzia definitiva: questi limiti non sono prezzi massimi bloccati, si muovono con il mercato. Se il greggio tornasse a salire, benzina e diesel ripartirebbero verso l'alto senza freni.
Il messaggio agli automobilisti è semplice: lo sconto fiscale è finito, ora si spera nella buona volontà delle compagnie petrolifere. Antonio Tanza, presidente di Adusbef, ha chiesto proprio questo, ossia che i ribassi del greggio vengano trasferiti sui listini di benzina e gasolio, senza attendere nuovi interventi sulle accise. Secondo Tanza, riferisce Il Messaggero, la discesa delle quotazioni apre la possibilità di ulteriori riduzioni dei prezzi alla pompa.
Le compagnie vanno bene, gli indipendenti muoiono
C'è però un rovescio della medaglia che pochi raccontano. I tetti volontari delle grandi società stanno strangolando i distributori indipendenti, quei gestori che acquistano il carburante all'ingrosso e non possono competere con i prezzi dei colossi del settore. Le associazioni di categoria parlano di vendite crollate del 29% e di perdite medie di circa 2.700 euro al mese per impianto.
Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia, ha denunciato una concorrenza squilibrata che rischia di spazzare via i piccoli operatori. Il quadro è quello classico: chi è grande sopravvive, chi è piccolo chiude. E quando i distributori indipendenti spariranno dal territorio, chi rimarrà a dettare i prezzi? Le stesse compagnie che oggi si presentano come paladine del risparmio degli automobilisti.
Il paradosso italiano delle accise mobili
La storia di questo sconto è la fotografia di come si governa per decreti e per scadenze. Si introduce un taglio da 4,9 centesimi il 28 ottobre, si lascia morire il 7 novembre, si lascia intendere che il mercato possa fare da solo. Il meccanismo delle accise mobili, che destina parte delle entrate generate dai rincari a un alleggerimento fiscale temporaneo, funziona a singhiozzo: lo Stato incassa di più quando i prezzi salgono, restituisce una briciola, poi ritira la briciola appena il petrolio scende.
Il risultato è che l'automobilista italiano paga tra le accise più alte d'Europa e vive in una perenne altalena di sconti concessi e revocati nel giro di giorni. Dieci giorni di sollievo fiscale non sono una politica dei prezzi, sono un placebo. E mentre a Bruxelles si discute di tasse sul carbonio e di fine del motore termico, chi deve fare il pieno ogni settimana per lavorare si arrangia come può, tra autostrade a 2,28 euro al litro e Gazzette Ufficiali che decidono del suo portafoglio di sabato sera.
Domande frequenti sul caro carburante
Quanto costa in più il pieno di gasolio da novembre?
Con la fine dello sconto di 4,9 centesimi al litro sulle accise, un pieno da 50 litri costa circa 2,44 euro in più, pari a 24,40 euro ogni dieci rifornimenti.
Eni e Q8 hanno confermato i prezzi calmierati?
Sì, entrambe le compagnie hanno prorogato i propri tetti volontari ai prezzi fino al 31 dicembre, con limiti flessibili che possono variare secondo le condizioni del mercato.
Quanto costa il gasolio oggi in Italia?
Secondo l'Osservatorio del Mimit, il diesel self-service è in media a 2,224 euro al litro, con punte di 2,277 euro sulla rete autostradale e oltre 2,24 euro in Calabria.
