Il fondo Clessidra, del gruppo Italmobiliare quotato in Borsa, ha acquistato martedì 14 ottobre 2026 il 70% di Citres spa, storica azienda veronese di conserve vegetali con stabilimento a Bovolone, nel Basso Veronese. La famiglia Compri, che guidava l'azienda da tre generazioni, resta al 30% e mantiene la gestione operativa, mentre parte il progetto per raddoppiare la produzione entro fine 2028.
La notizia, riportata da Il Corriere della Sera, conferma una tendenza ormai evidente: il made in Italy alimentare, dai sottoli al pesto, è diventato un bottino prelibato per i fondi di private equity stranieri e italiani, che fanno a gara per mettere le mani sulle eccellenze del territorio. Citres produce verdure sott'olio e in agrodolce, creme vegetali e pesto da prodotti freschi, con una propria filiera di approvvigionamento, ed è un partner apprezzato dalla grande distribuzione per la qualità della gamma.
Chi è Citres e quanto vale l'operazione
Fondata nel 1958 a Vallese di Oppeano, Citres dal 2007 opera nello stabilimento di Bovolone, 30 mila metri quadrati. I numeri raccontano una azienda in piena crescita: dai 27 milioni di euro di fatturato del 2021 si è passati ai 40 milioni registrati nel 2025, come evidenzia Distribuzione Moderna. Il 40% dei ricavi arriva dalle vendite all'estero, soprattutto nel Nord Europa, dove il gusto italiano spopola.
L'acquisizione è avvenuta attraverso il fondo Clessidra Capital Partners Green Harvest, come riporta BeBeez, e l'operazione è stata finanziata da Banco Bpm e Bnl. I fratelli Davide, Lorena e Floriano Compri hanno firmato davanti al notaio Ernesto Marciano di Venezia, assistiti dagli avvocati Filippo Magrini, Giovanni Barbini e Laura Bizzotto.
Lorena Compri resterà in cda come consigliera, Davide Compri sarà presidente con deleghe operative, affiancati dai rappresentanti del fondo e da nuovi manager che rafforzeranno la gestione.
Il piano: raddoppiare la produzione entro il 2028
Il vero punto dell'operazione è l'ampliamento dello stabilimento di Bovolone, un progetto già in fase d'avvio che dovrebbe diventare operativo a fine 2028. L'obiettivo dichiarato è raddoppiare la produzione e spingere sulle vendite all'estero, cavalcando il boom mondiale dei prodotti di gusto italiano.
Il nostro obiettivo è accelerare il percorso di sviluppo con l'ampliamento della capacità produttiva, il rafforzamento sui mercati esteri e un'attenzione agli aspetti Esg lungo la filiera.
Così Marco Guglielminetti, direttore generale di Clessidra, ha descritto la strategia del fondo. Parole prudenti, ma il messaggio è chiaro: il fondo vuole estratte più valore possibile da una azienda che i Compri hanno costruito in quasi settant'anni di lavoro.
Lorena Compri difende la scelta di famiglia: «Cercavamo da tempo un partner che potesse potenziare la nostra azienda ed accelerarne la crescita, valorizzando il percorso fatto finora. Negli anni abbiamo ricevuto diverse manifestazioni d'interesse da fondi d'investimento, ma la proposta di Clessidra si è distinta per una profonda condivisione della visione strategica, dei valori e degli obiettivi di crescita dell'azienda».
Clessidra continua la cavalcata in Veneto
L'operazione non nasce isolata. Clessidra è già ben radicata in Veneto: oltre alla quota di Italmobiliare nel gruppo trevigiano Tecnica, articoli per sci e trekking, il fondo è entrato in Sidi, calzature per bici e moto, ha acquisito il gruppo vinicolo veneziano Botter attorno a cui è stato costruito il polo Argea, e ad agosto ha rilevato il 70% di Erreby Technology di Rovigo, stampi per l'industria alimentare. La scorsa settimana ha chiuso l'acquisto della maggioranza della società veneziana di formazione Vega.
Un'acquisizione dietro l'altra, settore dopo settore. Il messaggio ai lettori è semplice: mentre Bruxelles discute di regolamenti e burocrazia, chi investe sui prodotti italiani lo fa perché crede nel valore concreto delle nostre imprese. È la stessa scommessa sull'Italia che sta portando altri capitali nel paese, come nel caso degli
