A Messina l'inclusione lavorativa delle persone autistiche non è più uno slogan da convegno: il progetto Interpares, avviato nel 2021 dal Comune con fondi PON Metro, ha coinvolto circa 300 famiglie e consegna alla città un modello concreto, fatto di ricerca, formazione e lavoro retribuito. È la Gazzetta del Sud a raccontare i risultati di cinque anni di attività, tra un podcast dedicato e l'apertura imminente di un Art Cafè gestito direttamente dai ragazzi.
Il progetto nasce da un'intuizione semplice: smettere di assistire e iniziare a rendere autonomi. Niente sussidi a pioggia, niente progetti cartacei destinati a morire in un cassetto. Qui si parla di tirocini pagati, corsi di autoimprenditorialità e ambienti di vita ricostruiti in laboratorio per capire davvero di cosa hanno bisogno questi giovani.
Cosa ha prodotto concretamente Interpares
Il cuore scientifico del progetto è l'IRIB, l'Istituto di ricerca del CNR di Messina, guidato dal responsabile scientifico Giovanni Pioggia. Il team ha adottato un approccio biopsicosociale, cioè attento all'interazione tra caratteristiche individuali, relazioni e contesti di vita.
«Abbiamo avuto la necessità di cambiare e modificare gli ambienti in cui le persone con autismo si ritrovavano», ha spiegato la ricercatrice del CNR Flavia Marino. Il gruppo ha realizzato percorsi di formazione sull'autismo per le famiglie, offrendo strumenti per sostenere comunicazione, autonomie e partecipazione alla vita quotidiana, e ha formato gli operatori scolastici.
Sono stati studiati percorsi con robotica e ambienti immersivi per bambini e ragazzi da 0 a circa 14 anni, oltre a spazi che riproducono situazioni di vita quotidiana per osservare le abilità, valutare i bisogni di supporto e costruire strategie di intervento personalizzate. Il tutto condotto, come ricorda anche Metropolisweb, con circa trecento giovani con disturbo dello spettro autistico coinvolti.
Il lavoro retribuito arriva, ma le regole restano ferme al secolo scorso
Il vero salto di qualità è il fronte lavorativo. L'assessora comunale alle Politiche sociali Alessandra Calafiore non usa mezzi termini: «Interpares testimonia che si può iniziare a parlare di percorsi di accesso al lavoro retribuito. Anche i tirocini sono stati pagati ed è giusto che il lavoro sia pure gratificante».
Peccato che attorno a questa esperienza resti in piedi un apparato normativo che sembra costruito per qualcun altro. Carmelo Caporlingua, presidente della Cooperativa Audacia e dell'Associazione Autismo, lo dice senza giri di parole: «Le regole sull'inserimento lavorativo sono abbastanza obsolete, fortemente incentrate sulle persone normotipiche e meno attente a chi ha fragilità».
Caporlingua riconosce però un'apertura: con INPS e Centro per l'impiego sono stati avviati tavoli di confronto e «c'è una buona apertura da parte dei due enti». Un segnale, non una riforma. Chi lavora sul campo lo sa bene: mentre la burocrazia procede coi suoi tempi, le famiglie di Messina hanno deciso di non aspettare.
L'azzardo vincente: ragazzi imprenditori
Il corso di autoimprenditorialità, curato dall'Associazione Ulisse, doveva essere quasi una posta residuale del progetto. Invece è diventato il pezzo forte.
«I corsi di autoimprenditorialità, che potevano sembrare forse qualcosa di residuale e poco interessante, hanno invece suscitato molto interesse, anche grazie alla risonanza sui media locali e in alcuni casi nazionali», afferma il presidente di Ulisse, Carmelo Cutrufello.
L'eco è arrivata lontano. «Poche settimane fa mi hanno chiamato da Crotone, dove vorrebbero replicare l'esperimento; altri mi hanno già contattato da diverse parti della Sicilia, perché le famiglie stanno capendo sempre di più che il futuro dei loro ragazzi passa dallo sviluppo lavorativo, quale potere di autonomia, partecipazione e autodeterminazione, secondo interessi e bisogni individuali».
Cutrufello parla di «un riscontro oltre ogni aspettativa» nella formazione economica e gestionale dei ragazzi, e conclude con una considerazione che varrebbe per tutta la politica sociale italiana: «Certe volte azzardare e fare cose fuori dagli schemi può essere una mossa vincente». Parole che pesano, in un paese dove l'inclusione tropo spesso si ferma alle cartelline e ai convegni.
Il prossimo passo: l'Art Cafè e il modello della Riviera
Il futuro è già in agenda. Il prossimo obiettivo, grazie al progetto, sarà l'apertura a Messina di un Art Cafè, nel quale lavoreranno ragazzi e ragazze autistici. Seguirà un secondo locale a Santa Teresa di Riva per gli utenti della riviera jonica, con il sostegno dell'Ets Associazione Autismo di Nizza di Sicilia, che gestisce il Centro diurno per l'autismo del comune jonico.
L'assessora Calafiore sottolinea anche il valore della continuità amministrativa, che «ci ha permesso di vedere i risultati concreti nel tempo del progetto e ci consente di verificare la bontà dell'idea originaria, pensando, inoltre, a nuove progettazioni dopo la fine di Interpares». Una lezione per chi governa: i risultati si vedono quando si resta coerenti e si portano avanti le idee, come conferma anche StrettoWeb.
Caporlingua lo ammette senza retorica: il progetto ha coinvolto persone con diversi livelli cognitivi, «non abbiamo fatto differenze», ma «la città non è completamente pronta. Possiamo considerarci pionieri nel settore». Messina si è presa un rischio e ha vinto. Ora tocca al resto del paese decidere se copiare l'esempio o continuare a guardarlo da lontano.
Domande frequenti
Cos'è il progetto Interpares?
È un progetto di inclusione per persone con autismo avviato nel 2021 dal Comune di Messina con fondi PON Metro, insieme al CNR, IRIB di Messina, all'Associazione Ulisse e alla Cooperativa Audacia.
Quante famiglie ha coinvolto?
Circa 300 famiglie, secondo i dati riferiti dalla ricercatrice CNR Flavia Marino.
Quando apre l'Art Cafè a Messina?
L'apertura dell'Art Cafè, dove lavoreranno ragazzi e ragazze autistici, è il prossimo obiettivo del progetto; è prevista inoltre una seconda attività a Santa Teresa di Riva.
