Un ordine assurdo, un sistema di sicurezza caduto e quindici minuti di silenzio: ecco gli ingredienti della strage ferroviaria che ha sconvolto la Spagna e che costa la vita ad almeno 68 persone. E tre cittadine italiane risultano ancora disperse.
La mattina del 29 ottobre, verso le 8:53, un treno Renfe partito da Madrid Atocha diretto a Siviglia con 397 passeggeri a bordo ha tamponato il treno Iryo 6097, fermo sullo stesso binario nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. Quattro vagoni sono precipitati in un terrapieno. Oltre 60 i feriti secondo il bilancio ancora provvisorio, mentre le squadre d'emergenza scavano tra i rottami. Come riporta Il Fatto Quotidiano, il bilancio non è ancora definitivo.
Tre italiane ancora disperse: il bollettino della Farnesina
Sul treno Iryo, marchio commerciale partecipato da Trenitalia, viaggiavano nove connazionali. Il ministero degli Esteri ha comunicato nella serata che cinque passeggeri italiani sono stati recuperati in condizioni stabili, un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo e tre donne risultano disperse, una delle quali di origini pistoiesi.
«Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa», ha fatto sapere la Farnesina. Il Corriere della Sera conferma il quadro: cinque italiani in condizioni stabili, uno ricoverato, tre donne senza traccia.
L'ordine inspiegabile: «Riprenda la marcia normale»
Qui viene il punto che dovrebbe far infuriare ogni cittadino europeo. Il ministro dei Trasporti spagnolo Oscar Puente ha ammesso che alle 8:30 il sistema di controllo Lzb è caduto per un problema informatico su un tratto ferroviario di 63 chilometri, bloccando tutti i treni in circolazione nell'area.
A quel punto, invece di prudenza, dal Centro di Controllo dell'Adif, la società pubblica che gestisce la rete, è arrivato l'ordine che il ministro stesso ha definito «inspiegabile»: alle 8:36 il treno Renfe ha ricevuto il via libera a riprendere la marcia normale.
Tre registrazioni audio, pubblicate da El Pais e dalla televisione pubblica Tve, documentano le comunicazioni nei minuti precedenti alla tragedia. «Riprenda la marcia normale», sembra essere stato l'ordine impartito dal centro di controllo di Atocha al macchinista.
Puente è stato chiaro, per una volta: la decisione di far ripartire i treni senza che il sistema Lzb fosse stato ripristinato «spetta al Centro di Controllo, e il Centro attraverso gli operatori ha preso la decisione di far ripartire i treni in circostanze che per noi sono inspiegabili». E soprattutto non come si sarebbe dovuto fare, cioè a 40 chilometri orari, una velocità che avrebbe permesso al macchinista di fermare il convoglio in caso di problemi.
Quindici minuti di buio: nessuno ha fermato il treno
Tra le 8:36 e le 8:53 il treno Renfe ha percorso 25 chilometri a una velocità che, secondo Puente, «potrebbe arrivare fino a 100 km/h». Poi l'impatto con l'Iryo fermo.
Facciamo i conti: tra l'ordine e la collisione sono passati dai 15 ai 17 minuti. In tutto questo lasso di tempo nessuno, dico nessuno, è intervenuto per bloccare il convoglio. La Guardia Civil ha interrogato l'operatore del centro di controllo in servizio, mentre alcuni media spagnoli segnalano che il sistema Lzb doveva essere sostituito da tempo.
Il video dell'audio pubblicato da Europa Today raccapriccia ancora di più: sette minuti prima dell'impatto, alle 8:48, la conducente dell'Iryo aveva comunicato di essere ancora ferma, «il treno non mi permette di avviare il sistema Lzb». Dal centro di controllo era arrivata una risposta interlocutoria: «Va bene, appena può. E se ha problemi, ci chiami». Nessun ordine di fermare l'Ave che intanto correva a velocità normale.
Sanchez a un mese dal voto: «Il Paese è in lutto»
Il premier Pedro Sanchez, arrivato sul luogo della tragedia, ha parlato di Paese in lutto e ha promesso di fare luce. «Andremo fino in fondo: se ci sono state negligenze, si saprà e, se ci sono stati malfunzionamenti nel sistema di sicurezza, si interverrà con la massima fermezza», ha dichiarato.
Parole grosse, per un governo che si ritrova il secondo disastro ferroviario in nove mesi sulla stessa tratta Madrid-Siviglia. Il 18 gennaio, ad Adamuz, 46 persone erano morte per la rottura di un binario, secondo la Commissione d'inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola. Sanchez ha definito inaccettabile che un Paese come la Spagna abbia sofferto due incidenti di alta velocità nello stesso anno. Inaccettabile, sì. Ma chi governa la Spagna da anni, signor premier?
L'incidente cade a meno di un mese dalle elezioni in cui il leader socialista punta a un quarto mandato. Tutti i partiti hanno sospeso la campagna, tranne Vox, che ha puntato il dito contro il premier e i casi di corruzione che hanno coinvolto esponenti del suo partito. Il Partito popolare ha chiesto un'indagine governativa e la revisione della rete ferroviaria.
Testimoni: scene dantesche tra le lamiere
«I primi minuti sono stati di shock. Abbiamo visto persone intrappolate tra le lamiere», ha raccontato a Tve il passeggero Fernando Seco, visibilmente sconvolto. «Abbiamo cercato di estrarre i feriti e i morti» dai vagoni.
L'arcivescovo di Toledo, accorso sul luogo per confortare i superstiti, ha parlato di una scena «dantesca». I soccorsi sono proseguiti per tutta la notte, come riferisce RaiNews, con le squadre d'emergenza ancora al lavoro tra i rottami alla ricerca dei corpi.
Domande e risposte
Quante vittime ha causato lo scontro tra treni in Spagna?
Il bilancio, ancora non definitivo, è di almeno 68 morti e oltre 60 feriti, secondo i dati riportati da Il Fatto Quotidiano e dai principali media spagnoli.
Quanti italiani erano coinvolti nell'incidente di Toledo?
Nove connazionali erano a bordo del treno Iryo: cinque in condizioni stabili, uno ricoverato in ospedale a Toledo e tre donne ancora disperse, una delle quali di origini pistoiesi.
Qual è stata la causa dello scontro tra i due treni?
Secondo il ministro dei Trasporti Oscar Puente, un guasto informatico al sistema di controllo Lzb e un ordine «inspiegabile» del Centro di Controllo dell'Adif, che ha fatto ripartire il treno Renfe a velocità normale senza che il sistema di sicurezza fosse stato ripristinato.
Cosa era successo ad Adamuz?
Il 18 gennaio 2026, sulla stessa tratta Madrid-Siviglia, 46 persone erano morte ad Adamuz per la rottura di un binario, secondo la Commissione d'inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola.
