Citi ha ripristinato la copertura su Prysmian con rating buy e prezzo obiettivo di 136 euro, sostenendo che il crollo del titolo italiano dei cavi nasconde un affare. La banca d'affari stima un Ebitda di 5,2 miliardi di euro entro il 2030, ben oltre gli obiettivi ufficiali del gruppo.
La raccomandazione, resa nota il 26 ottobre e ripresa da Milano Finanza, arriva dopo un periodo di sospensione del giudizio. Il titolo, che ha perso il 31% da fine giugno, chiude la seduta a 100 euro, in rialzo dello 0,93%.
Perché Citi ha rimesso il buy su Prysmian
Il clima di forte nervosismo attorno agli investimenti legati all'intelligenza artificiale e ai data center continuerà a pesare sul titolo nel breve periodo, ammette la banca. Ma il ribasso dei multipli di valutazione offre, a suo dire, un'occasione d'ingresso interessante su un caso d'investimento con prospettive favorevoli nel medio termine.
Prysmian è diventata una delle società considerate dai mercati un proxy dell'intelligenza artificiale, cioè un titolo usato per esporsi indirettamente al tema AI. Citi stima che una percentuale a singola cifra alta dei ricavi complessivi del gruppo provenga dai data center: una quota non tra le più elevate del settore, ma comunque un motore di crescita importante, specie nella divisione Industrial & Construction, che ha cicli più brevi.
Se la volatilità dovesse continuare, la questione decisiva sarà la capacità dell'azienda di dimostrare resilienza nelle attività non legate ai data center. Qui Citi è ottimista: la divisione Transmission non dipende dagli investimenti nei data center, mentre Power Grids è sostenuta dal mega trend dell'elettrificazione e dagli investimenti nelle reti elettriche, trend che dovrebbero reggere anche dopo il 2030.
Ebitda a 5,2 miliardi nel 2030 e Capital Markets Day 2027
Nel periodo 2026-2030 Prysmian offre un tasso di crescita medio annuo dell'Ebitda del 16%, superiore a quello delle grandi società del settore elettrico. Eppure il suo multiplo EV/Ebitda previsto per il 2026 è in linea con quelle società o persino inferiore. Segno, spiega la banca, che le quotazioni incorporano già uno scenario piuttosto negativo sulle prospettive dopo il 2030.
L'attuale obiettivo di Prysmian, un Ebitda rettificato tra 2.950 e 3.150 milioni entro il 2028, appare ormai superato alla luce dei risultati migliori del previsto e del contributo di Atkore. Il prossimo Capital Markets Day, atteso nella prima metà del 2027, sarà l'occasione per il management di Massimo Battaini di rivedere i target.
«Riteniamo che un obiettivo nell'ordine di 5 miliardi di Ebitda entro il 2030 sia raggiungibile. La nostra previsione si colloca leggermente al di sopra, a 5,2 miliardi. Consideriamo fattibile un intervallo tra 5,1 e 5,3 miliardi», indica Citi, che si attende anche commenti concentrati sulla divisione Digital Solutions, storicamente poco seguita dal mercato.
Citi prevede inoltre che il rapporto tra debito netto ed Ebitda scenda verso livelli prossimi alla neutralità entro il 2029, ipotesi che però presuppone l'assenza di ulteriori acquisizioni. Il broker ritiene invece probabile che Prysmian continui a valutarne di nuove, come suggerito dalle dichiarazioni recenti del management: un rischio al rialzo per l'indebitamento effettivo.
Atkore e Molex: le carte del dopo 2030
Le stime di utile per azione rettificato per il 2026, 2027 e 2028 sono state aumentate rispettivamente del 2%, del 9% e del 9%, grazie al consolidamento di Atkore. Citi prevede che Prysmian alzi le indicazioni sull'Ebitda rettificato 2026 in un range tra 2,95 e 3 miliardi di euro, con Atkore che dovrebbe crescere organicamente del 10% nel 2027 e del 9% nel 2028.
Sul fronte del rischio che gli utili abbiano toccato il picco dopo il 2030, tema che pesa sulla sottovalutazione del titolo rispetto ai competitor europei, Citi è netta: «L'accordo di fornitura di lungo periodo con Molex dovrebbe attutire qualsiasi eventuale flessione della divisione Digital dopo il 2030».
Il titolo tratta a sconto, con catalyst in arrivo
Da fine giugno il titolo ha perso il 31%, con il multiplo sceso a 11 volte l'EV/Ebitda stimato 2027 e a 15 volte il prezzo/utile. Un crollo di cui si sono occupati anche Money.it, che ha analizzato il ribasso di oltre il 7% registrato nelle scorse sedute, e MeteoFinanza, che ricorda come il prossimo banco di prova saranno i conti del terzo trimestre attesi entro metà novembre, con un consensus Bloomberg su un Ebitda rettificato di 781,6 milioni di euro.
Curiosità da borsa: da gennaio 2025 i rendimenti settimanali di Prysmian mostrano una correlazione del 68% con l'indice dei semiconduttori Sox, contro appena il 55% con lo Stoxx Europe 600 Industrial Goods & Services. Il titolo ormai viaggia più con i chip americani che con l'industria europea.
Gli scenari di Citi indicano un rapporto rischio/rendimento favorevole, con prezzi obiettivo di 162 euro nel caso rialzista e 94 in quello ribassista. Tra i catalizzatori positivi individuati dalla banca: ulteriori operazioni nelle fibre ottiche, revisioni al rialzo delle stime man mano che Atkore entra nel consenso, il Capital Markets Day 2027 e la possibile doppia quotazione negli Stati Uniti. A luglio l'amministratore delegato Battaini era stato chiaro: «Una quotazione negli Stati Uniti rimane la nostra priorità assoluta e vorremmo individuare il momento giusto per procedere».
