La richiesta miliardaria di Zelensky al vertice Ue
«L'anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza». Volodymyr Zelensky l'ha detto in faccia ai leader europei riuniti giovedì 16 ottobre a Bruxelles per il Consiglio europeo, secondo quanto riporta ANSA.it. Una richiesta secca, presentata come «una cifra realistica».
Il presidente ucraino non ha risparmiato il colpo emotivo: «Che succede, se cadiamo? Verranno non so quanti profughi in Europa, 20 milioni di ucraini». E poi: «Perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori, per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese».
Secondo il resoconto de La Repubblica, Zelensky ha anche annunciato che l'Europa possiede il numero di intercettori Patriot «necessario per permetterci di superare l'inverno» e che Kiev procederà con il progetto Freja per la difesa missilistica.
Trump: «Più difficile trattare con Zelensky che con Putin»
La vera scossa arriva da Washington. Donald Trump, in un'intervista a Newsmax, ha dichiarato di non essere «un grande fan» di Zelensky: «Non è una persona facile con cui avere a che fare. Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Vladimir Putin».
Il presidente americano ha ribadito che in Ucraina servono elezioni e ha aggiunto: «Putin odia Zelensky e Zelensky odia Putin. Quando c'è questo tipo di odio è difficile risolvere le cose». Secondo Trump, se le elezioni non fossero state truccate, la guerra non sarebbe mai iniziata.
Il Cremlino ha prontamente allineato i propri cannoni. Il portavoce Dmitry Peskov, citato da Interfax, ha detto che la Russia è «pienamente d'accordo con il presidente Trump» sul fatto che Zelensky «non vuole assumersi la responsabilità e intraprendere una strada per la risoluzione pacifica» del conflitto.
Mosca attacca Roma: «Non osa opporsi ai padroni di Bruxelles»
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha attaccato frontalmente l'Italia nel briefing quotidiano, citata da Tass: «La Roma ufficiale manca della volontà politica di agire negli interessi dei suoi cittadini» e non osa opporsi alle «richieste dei suoi padroni a Bruxelles e in altre capitali di intraprendere azioni russofobiche che sono contrarie agli interessi del suo popolo».
Parole dure, che arrivano mentre Giorgia Meloni sta lavorando a Bruxelles su un fronte tutto italiano: la flessibilità fiscale e il capitolo energia, dove lo scontro con la Commissione di Ursula von der Leyen è ormai aperto e senza maschere.
Meloni: «Sulle sanzioni nessun passo indietro»
La premier, al termine del Consiglio europeo, ha tenuto una linea ferma e chiara: «Noi cerchiamo di fare la nostra parte. Le sanzioni sono state il nostro migliore strumento di deterrenza, su questo non dobbiamo fare passi indietro». Meloni ha spiegato che, alla luce delle notizie viste, era «fondamentale che ci fosse un linguaggio chiaro sul tema delle sanzioni».
Una posizione che ribadisce quanto già emerso sul fronte delle sanzioni alla Russia, dove il governo non intende cedere di un millimetro.
Bruxelles allunga la lista delle sanzioni
L'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha dichiarato: «La situazione è davvero grave. Dobbiamo sostenere l'Ucraina anche per aiutarla a superare l'inverno, perché sarà un inverno duro». E ancora: «Non vediamo alcun segnale da parte della Russia che voglia fermare questa guerra o che sia disponibile a qualsiasi tipo di tregua o di pace».
Kallas ha ricordato che lunedì sono state adottate «1.600 nuove iscrizioni» nelle liste delle sanzioni e che l'Ue sta lavorando a un nuovo pacchetto per aumentare la pressione sulla Russia. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha sintetizzato il messaggio a Zelensky: «Il sostegno dell'Unione europea all'Ucraina rimane più forte che mai. Non è questo il momento di ritirare il sostegno. Non è questo il momento di allentare le sanzioni».
Anche la Francia si è mossa: secondo ANSA.it, Emmanuel Macron ha annunciato che Parigi sosterrà la difesa di Kiev «con immagini satellitari e allerta precoce».
Schengen, intesa Meloni-Sánchez sui controlli al confine
Sul fronte interno, la notizia più rilevante per l'Italia riguarda i controlli alla frontiera con la Spagna. Secondo fonti della delegazione spagnola, la revoca «è stata concordata ieri tra il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez e la premier Giorgia Meloni, che ne hanno discusso a margine del Consiglio europeo». L'Italia ha comunicato il rinnovo dei controlli per una settimana, e i ministri dell'Interno lavoreranno nei prossimi giorni per eliminarli.
Un'intesa che conferma la capacità di Roma di trovare soluzioni bilaterali senza passare dalle grondaie burocratiche di Bruxelles.
Cosa succede adesso
Le ore prossime saranno decisive. Trump ha aperto una crepa irreversibile con Kiev, Mosca allarga la frattura con Roma, e l'Ue risponde con altri soldi e altre sanzioni. Nel mezzo, la notizia di un nuovo raid russo in Volinia, regione al confine con la Polonia, con droni Shahed inclusi modelli a reazione, riportata dalle autorità locali.
Il Papa, intanto, ha parlato al telefono con Putin per chiedere una tregua a fini umanitari, come riporta La Repubblica. La partita, ormai, si gioca tutta sul filo dei miliardi e della credibilità dei leader europei.
Domande frequenti
Quanto ha chiesto Zelensky all'Unione europea?
Zelensky ha chiesto almeno 70 miliardi di euro per il 2027, su un costo totale della guerra stimato a 155 miliardi di euro, per difesa, armi e resilienza dell'Ucraina.
Cosa ha detto Trump su Zelensky?
Trump ha detto a Newsmax che Zelensky è «più difficile» con cui avere a che fare rispetto a Putin, di non esserne un fan, e che in Ucraina servono elezioni.
Meloni ha ceduto sulle sanzioni alla Russia?
No. La premier ha dichiarato che le sanzioni sono il migliore strumento di deterrenza e che non si devono fare passi indietro.
