Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, ha respinto senza mezzi termini l'offerta da 30 miliardi di euro presentata dall'imprenditore ceco Michal Strnad per rilevare Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio. La dichiarazione è arrivata il 29 ottobre 2026, dopo che la proposta è stata resa pubblica nei giorni scorsi.
«Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell'Italia», ha detto Leonardo Maria Del Vecchio in una nota, prima presa di posizione pubblica di un erede, riportata dall'agenzia ANSA e ripresa da Il Giornale.
Cosa c'è dietro l'offerta di Strnad
Michal Strnad, 34 anni, patron del gruppo della difesa Csg e produttore di armi, ha messo sul piatto 30 miliardi per il 100% di Delfin, la cassaforte del Lussemburdo che controlla il 32% di EssilorLuxottica, il 10% di Generali, il 2,8% di UniCredit e il 17,5% di Mps. Secondo quanto ricostruito da DAGOSPIA, la cifra corrisponde al valore patrimoniale netto di Delfin con uno sconto del 30 per cento: un prezzo a svendere, considerando che gli asset valgono almeno 40 miliardi.
La proposta, una lettera di cinque pagine, sarebbe arrivata sul tavolo dell'amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, e poi girata via mail agli azionisti. Strnad sarebbe disposto ad acquistare almeno il 62,5% del capitale, cinque delle otto quote, ma chiede in cambio l'abolizione dello statuto del quorum dell'88%, quella regola voluta da Leonardo Del Vecchio che impone di fatto l'unanimità degli eredi per ogni decisione.
La mossa del produttore di armi: puntare sui fratelli impazienti
Il gioco di Strnad è evidente. Diversi eredi lamentano da mesi la «immobilizzazione» delle quote in Delfin, su cui per statuto non possono essere contratte garanzie bancarie. Il ceco offre a questi soci una via d'uscita rapida, seppur con un forte sconto sul valore reale. Sfruttare l'impazienza di chi vuole monetizzare per entrare nella stanza dei bottoni del capitalismo italiano.
Strnad non è uno sconosciuto in Italia. A luglio ha comprato da Sinochem il 14% di Pirelli per circa 987 milioni, diventandone il terzo socio. Attraverso Csg controlla anche due aziende italiane: Fiocchi, produttrice di munizioni, e l'80% di Perazzi, specializzata in fucili da tiro e da caccia. Forbes stima il suo patrimonio in 13,9 miliardi di dollari, in gran parte legato alle partecipazioni: per comprare Delfin servirebbero prestiti e partner finanziari di cui restano da chiarire identità e impegni.
Leonardo Maria Del Vecchio: «Non un asset qualsiasi»
La risposta dell'erede è durissima e tocca corde che vanno oltre gli interessi familiari. «EssilorLuxottica non è soltanto un'azienda. È l'unico vero campione italiano nel mondo, la prova di cosa diventa il Made in Italy quando talento, lavoro e visione camminano insieme», ha detto Leonardo Maria Del Vecchio, ricordando che «dietro quel nome ci sono le persone che lo hanno reso grande, dal cuore battente di Agordo a ogni angolo del mondo. Non può essere trattata come un asset qualsiasi».
Poi il colpo più politico, quello che riguarda tutto il Paese: «Attraverso Delfin, la mia famiglia detiene partecipazioni rilevanti nel sistema bancario e assicurativo italiano. Sono presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani».
E ancora, sulla trasparenza dell'operazione: «Davanti a un'operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti». Parole pesanti, quelle di chi chiede allo Stato di guardare da dove arrivano i soldi di un produttore di armi che vuole mettere le mani su Generali, UniCredit e Monte dei Paschi.
«Mi si possono rimproverare tante cose. Ma non di aver smesso, nemmeno per un giorno, di lavorare per proteggere e mettere in sicurezza ciò che mio padre ha costruito e che, in fondo, appartiene anche all'Italia», ha concluso Del Vecchio.
Perché l'operazione ha una strada in salita
Strnad parte sfavorito. Lo statuto di Delfin impone il consenso dell'88% del capitale e con l'attuale distribuzione delle quote servono tutti gli eredi, o quasi: nemmeno cinque soci favorevoli alla vendita basterebbero ad aprirgli la porta. Sullo sfondo restano le tensioni familiari, con Rocco Basilico che avrebbe rispedito al mittente l'offerta da 3,5 miliardi presentata proprio da Leonardo Maria Del Vecchio per rilevare la sua quota.
Intanto Bardin starebbe studiando un riacquisto da parte di Delfin fino al 25% del proprio capitale, che permetterebbe a due soci di uscire e agli altri di consolidare le posizioni. Per finanziare l'operazione la holding ha avviato colloqui con le banche. Strnad, nella lettera, sostiene che quel progetto e la sua offerta «non sono incompatibili» e si dice pronto a discutere come combinarli.
Il nodo resta uno: gli eredi litigano su come governare Delfin, ma come ha scritto il Corriere della Sera non intendono vendergliela. E se l'acquisto facesse scattare un'Opa a cascata su EssilorLuxottica il conto salirebbe ancora, una possibilità che resta comunque remota.
Una questione di sovranità economica
La vicenda va oltre la lite familiare. Delfin controlla partecipazioni in tre pilastri del sistema finanziario italiano: Generali, UniCredit e Mps. Vedere l'azionista di riferimento di questi presidi passare a un finanziere straniero, con fondi di provenienza da verificare, è una prospettiva che riguarda le istituzioni italiane e i risparmiatori. La richiesta di pieno vaglio delle autorità, lanciata da Leonardo Maria Del Vecchio, segna il terreno su cui si giocherà la partita.
Domande frequenti
Chi è Michal Strnad?
È un imprenditore ceco di 34 anni, patron del gruppo della difesa Csg, azionista di Pirelli con il 14% e controllore di Fiocchi e Perazzi in Italia. Forbes stima il suo patrimonio in 13,9 miliardi di dollari.
Quanto ha offerto Strnad per Delfin?
Circa 30 miliardi di euro, pari al valore patrimoniale netto di Delfin meno uno sconto del 30%, per almeno il 62,5% del capitale. Gli asset della holding, tra cui il 32% di EssilorLuxottica, valgono almeno 40 miliardi.
Perché Leonardo Maria Del Vecchio si oppone?
Ritiene che Delfin e le sue partecipazioni bancarie e assicurative debbano restare presidi italiani, e chiede che la provenienza dei fondi di Strnad sia verificata dalle autorità competenti.
