Meta description: Un dipendente trevigiano licenziato dalla Stefanel nel 2011 ottiene quasi 300mila euro dopo due sentenze della Cassazione e quindici anni di battaglie giudiziarie.
Categoria: Economia e Lavoro
Quindici anni di attese, due sentenze della Cassazione, migliaia di euro spesi in avvocati e ricorsi, e alla fine quasi 300.000 euro di risarcimento per un operaio trevigiano licenziato ingiustamente dalla Stefanel spa nel novembre 2011. È la storia di un lavoratore che pur di tenersi il posto aveva accettato di declassarsi da impiegato a operaio, e che l'azienda ha cacciato comunque, come riporta Il Corriere della Sera.
Una vicenda che dice molto sull'Italia del lavoro e sulla giustizia italiana, dove per far valere un diritto scritto nero su bianco servono quindici anni, due ricorsi in Cassazione e un portafoglio solido abbastanza da sopportare tonnellate di spese legali.
Cosa è successo alla Stefanel di Treviso
La storia comincia il 15 giugno 2009, quando l'uomo, addetto al caricamento degli ordini dei fornitori, viene messo in Cassa integrazione dalla Stefanel, l'ex colosso veneto dell'abbigliamento poi acquisito da Oviesse. Il 4 marzo 2010 il dipendente fa un gesto che la dice lunga sulla sua voglia di lavorare: comunica all'azienda la disponibilità a svolgere mansioni di livello inferiore, accettando persino una retribuzione ridotta rispetto a quella da impiegato.
La risposta della Stefanel arriva l'8 novembre 2011, al termine del periodo di Cassa integrazione: licenziamento. L'azienda respinge l'offerta dell'uomo e lo estromette definitivamente.
Il lavoratore, oggi in pensione, non accetta lo smacco e impugna il licenziamento. Comincia qui un percorso giudiziario infinito, fatto di notti insonni, momenti di disperazione e fasi di fiducia, come raccontato dalla Tribuna di Treviso.
Dal 'niet' di Treviso alle due vittorie in Cassazione
I primi due gradi di giudizio sono un muro. Il tribunale di Treviso respinge il ricorso, e il 26 giugno 2018 anche la Corte d'appello di Venezia gli dà torto, negando il risarcimento.
A cambiare le carte in tavola è la Cassazione, che il 16 gennaio 2021 accoglie le rimostranze del lavoratore, cassa la sentenza veneziana e rimette gli atti alla Corte d'appello di Trieste. I giudici friuliani, il 22 gennaio 2022, confermano l'illegittimità del licenziamento e ordinano il pagamento delle mensilità maturate dall'8 novembre 2011 fino alla lettura della sentenza: 242.000 euro.
I giudici triestini dispongono anche il reintegro sul posto di lavoro, ma l'uomo rifiuta di tornare dietro la scrivania, percependo così altre quindici mensilità come previsto dalla legge. Il totale arriva attorno ai 300.000 euro.
Il problema del risarcimento: l'amministrazione straordinaria
Il sipario, però, non si abbassa. Nel frattempo la Stefanel spa è finita in amministrazione straordinaria, la procedura concorsuale pensata per salvare posti di lavoro e patrimonio aziendale. Per il dipendente si apre un nuovo fronte giudiziario: chiedere l'inserimento del proprio credito nello stato passivo dell'azienda.
Anche qui la strada è in salita. Il tribunale di Venezia rigetta la domanda, e l'uomo è costretto a presentare ricorso in Cassazione il 15 luglio 2021. Servono altre migliaia di euro tra ricorsi e parcelle, e un nuovo reclamo presentato al palazzo di giustizia di Roma. La Cassazione, con una seconda sentenza depositata pochi giorni fa, gli dà di nuovo ragione e dispone l'ammissione del credito allo stato passivo della Stefanel.
Ora resta l'incognita finale: capire se e quanti soldi il trevigiano riuscirà davvero a incassare da un'azienda finita in crisi, dopo aver già sborsato una cifra considerevole in spese legali.
Demansionamento e licenziamento illegittimo: cosa dice la legge
Il caso trevigiano si inserisce in un quadro giurisprudenziale in evoluzione. Come spiega Confindustria Toscana Centro Costa, sul demansionamento è ormai consolidato il principio per cui il risarcimento non consegue automaticamente all'accertamento della dequalificazione: il lavoratore deve provare il danno concreto.
Sul fronte dei licenziamenti illegittimi, poi, la Consulta ha recentemente ampliato le tutele: come riporta QuiFinanza, la Corte costituzionale ha cancellato il tetto delle sei mensilità nelle piccole imprese, e per i licenziati assunti prima del 2015 l'indennità può arrivare fino a quattordici mensilità.
Quindici anni per avere ragione: cosa cambia adesso
La storia di questo lavoratore è figlia di un sistema che premia chi ha i mezzi per aspettare. Due sentenze della Cassazione, un passaggio tra tre corti d'appello, due procedimenti in materia di lavoro e impresa: tutto per affermare ciò che i giudici hanno chiamato con una parola semplice, illegittimità.
Chi lavora e viene cacciato senza motivo, oggi, deve scegliere se arrendersi o svuotare il conto in banca sperando nella giustizia. Questo trevigiano ha scelto la seconda strada e ha vinto, ma il punto resta: un Paese serio non dovrebbe costringere un operaio a quindici anni di battaglie per far valere un diritto.
Intanto l'uomo aspetta di sapere quanto riuscirà a recuperare dallo stato passivo dell'ex gruppo di abbigliamento. La battaglia, a quindici anni dal licenziamento, non è ancora finita.
Domande frequenti
Quanto ha ottenuto il lavoratore licenziato dalla Stefanel?
I giudici gli hanno riconosciuto circa 300.000 euro: 242.000 euro di mensilità dal licenziamento del 2011 alla sentenza del 2022, più quindici mensilità per la rinuncia al reintegro.
Perché il licenziamento è stato dichiarato illegittimo?
La Cassazione nel 2021 e poi la Corte d'appello di Trieste nel 2022 hanno stabilito che l'estromissione del dipendente, avvenuta al termine della Cassa integrazione dopo il suo rifiuto di un declassamento, era illegittima.
Il lavoratore ha già incassato il risarcimento?
No. La Stefanel è in amministrazione straordinaria e il credito è stato ammesso allo stato passivo solo ora, con la seconda sentenza della Cassazione depositata pochi giorni fa.
