Venezia 83, che delusione: Moretti sbaglia, l'America affoga nella fuffa
La Mostra del Cinema di Venezia prosegue tra alti e bassi, e il quarto giorno ha riservato più di un'amara sorpresa. Il tanto atteso ritorno di Nanni Moretti in Concorso, dopo 37 anni da 'Palombella rossa', ha lasciato il pubblico con l'amaro in bocca. E il tanto osannato cinema americano, con il suo esordio in gara, si è rivelato un castello di carte, pieno di fuffa e poca sostanza.
Moretti, ma l'amore no: il melò non fa per lui
Il nuovo film di Nanni Moretti, 'Succederà questa notte', era uno degli appuntamenti più attesi della giornata. Tratto dai racconti di Eshkol Nievo, come il precedente 'Tre piani', il film segna un'altra deviazione dal percorso più personale e irriverente del regista romano. E i risultati, purtroppo, non convincono. Il melò non sembra essere il suo terreno di gioco: la sua verve sarcastica e dissacrante si perde in una narrazione frammentaria, che scivola in superficie senza mai scavare davvero nei sentimenti.
La storia di Matteo (Louis Garrel) e Greta (Jasmine Trinca), due anime destinate a incontrarsi e perdersi più volte, tra matrimoni, tradimenti e passioni mai sopite, si sviluppa tra location estemporanee (da Oslo a San Sebastián, da Roma all'India) e lingue diverse, in una babele che confonde più che affascinare. Ci sono i tocchi di comicità tipica del regista, certo, ma sono solo sprazzi in un'opera che appare datata e che lascia più dubbi che certezze. Moretti non è Almodóvar: se lo spagnolo nel melò ci sguazza, l'altro ancora annaspa. Voto: 5.5.
Primetime: la fuffa americana non convince
Non va meglio con 'Primetime' di Lance Oppenheim, l'unico esordio in Concorso per il Leone d'Oro. Targato A24, il film riassume in sé tutta l'audacia posticcia e la presunzione del cinema indie americano. La storia di Chris Hansen (Robert Pattinson), conduttore di un programma tv che tende trappole ai pedofili, è un frastornante e a tratti lisergico viaggio di quasi due ore, che non dice nulla di nuovo. Lo sappiamo da 'Quinto potere': la tv può essere un'arma moralistica e ambigua. Qui, però, si cerca solo di creare ansia e confusione con montaggio e fotografia, senza alcuna sostanza. Un'operazione di disturbo visivo fallimentare. Voto: 5.
Gitai, l'unica voce che fa riflettere
In mezzo a tanta mediocrità, si salva 'The Road to Jericho' di Amos Gitai, presentato al Venice Open. Il regista israeliano torna a mostrare il sopruso in atto in Cisgiordania, con lo sgombero forzato dei beduini da parte dei coloni. Tra la distruzione di alberi e case e la cacciata dei bambini che giocano, Gitai dipinge una quotidianità segnata dalla paura, con la forza delle immagini e delle voci di chi ha vissuto e raccontato quei luoghi. Un film necessario, che fa riflettere. Voto: 7.
La Mostra continua, ma il livello, per ora, non è certo entusiasmante. Il cinema italiano e quello americano arrancano, mentre la vera forza arriva da chi ha ancora qualcosa di importante da dire.