Femminicidio Lorena Isceri: basta chiamarlo amore, è puro possesso
Lorena Isceri non è morta. È stata ammazzata. Il suo ex, Federico Vella, l'ha uccisa in modo brutale sull'autostrada A1 e poi si è tolto la vita. Ma invece di chiamare le cose con il loro nome, troppi media raccontano una storia d'amore finita male. Questo è uno schiaffo alla verità e alla memoria di una donna che voleva solo essere libera.
Perché i media sbagliano nel raccontare il femminicidio di Lorena Isceri
Si legge ovunque di 'Lorena e Federico morti insieme', 'precipitati dal cavalcavia', 'una tragedia di coppia'. Ma non è una tragedia condivisa. È un femminicidio seguito da un suicidio. Vella ha deciso di uccidere Lorena perché non accettava di perderla. Punto. Chiamare questo 'amore' è un insulto alla donna che ha perso la vita.
E poi ci sono quelle foto di loro due in vacanza, sorridenti, pubblicate come se fossero una coppia qualsiasi. Ma non lo erano più. Lui era il suo carnefice. Pubblicare quelle immagini romanticizza un omicidio e fa il gioco di chi vuole giustificare l'assassino.
L'empatia per il femminicida è una vergogna nazionale
La cosa più disgustosa è l'empatia che molti mostrano per Vella. Prima di uccidere Lorena, ha pubblicato su Instagram un post con le loro foto e la frase 'sarò tuo per sempre anche se non posso più esserlo'. E sotto, una valanga di messaggi di condoglianze per lui. Ma di cosa ci si dispiace? Che un assassino è morto? Lui ha scelto di uccidere e poi di togliersi la vita. Non è una vittima. È un carnefice.
Possesso, controllo e violenza non diventano amore solo perché chi li esercita li chiama così. Vella non ha ucciso Lorena perché la amava troppo. L'ha uccisa perché non sopportava di non poterla più controllare. E ha preferito toglierle tutto, compresa la vita. Detta così, suona molto meno romantica, vero?
La criminologa: 'La parola amore non c'entra nulla con il femminicidio'
Abbiamo chiesto a Margherita Carlini, criminologa e psicoterapeuta esperta in violenza di genere, di spiegarci perché continuiamo a romanticizzare questi delitti.
'Si dice: l'ha uccisa per troppo amore, perché l'amava tanto. Facciamo molta fatica a evitare una narrazione romanticizzata, che rischia di deresponsabilizzare l'uomo e di mettere vittima e assassino sullo stesso piano. Soprattutto nei casi di femminicidio-suicidio, si enfatizza la sofferenza di lui: poveretto, soffriva tanto. Ma nella violenza di genere non c'è una responsabilità condivisa: c'è chi agisce la violenza e chi la subisce.'
E ha ragione. Quando un uomo viene ucciso da una donna, nessuno scrive 'l'ha ucciso perché lo amava troppo'. Questa differenza dice tutto sulla nostra cultura.
Perché Lorena non aveva denunciato Vella
Ora qualcuno si chiede: perché Lorena non aveva denunciato? Ma la denuncia non è una bacchetta magica. Anzi, può essere un momento che espone la donna a un rischio ancora maggiore. Serve un sistema di protezione concreto, non solo un pezzo di carta. I centri antiviolenza lo sanno bene: prima si valuta il rischio, poi si costruisce una rete di protezione. La denuncia da sola, con un divieto di avvicinamento, può servire a poco se l'assassino ha già deciso di agire.
Le minacce di suicidio non vanno mai sottovalutate
Un altro punto fondamentale: i maltrattanti minacciano spesso il suicidio. Le donne, abituate a sentirselo dire, finiscono per non crederci più. Ma la correlazione tra la volontà di farsi del male e quella di fare del male all'altro è altissima. Se un uomo dice 'senza di te mi uccido', va preso sul serio. Perché spesso, prima di uccidere la donna, pensa di uccidere anche se stesso. È l'ultimo atto di possesso: se non posso averti, non avrai nessun altro.
Omicidio-suicidio: la premeditazione è la regola
Dal punto di vista criminologico, i casi di omicidio-suicidio sono quasi sempre 'suicidi estesi': l'assassino prepara tutto, compra la corda, il coltello, pianifica. Non è un raptus. È una decisione. 'Se io decido che non riesco più a vivere per la sofferenza che la tua decisione mi provoca, allora tu non rimani in vita. Tu vieni via con me', spiega Carlini. E quel post di Vella, 'sarò tuo per sempre', è esattamente questo: il modo per farla sua per sempre è fare in modo che non sia di nessun altro.
Basta chiamare amore il possesso
Il problema non è solo come raccontiamo questi fatti, ma come leggiamo le relazioni violente come se fossero normali conflitti di coppia. Questa idea di responsabilità condivisa attenua la colpa dell'uomo che agisce violenza. E finché continueremo a usare la parola 'amore' per descrivere il possesso, il controllo e la violenza, il femminicidio continuerà a essere minimizzato. Basta. Lorena Isceri non è morta per amore. È stata uccisa perché un uomo non accettava di perderla. E questo non c'entra nulla con l'amore.