Sara Lazzaro sceglie Venezia: «L'Italia è casa, non serve l'America»
LIDO DI VENEZIA - Sara Lazzaro, attrice dal doppio sangue (madre californiana, padre padovano), ha piantato le sue radici a Venezia. E lo dice senza mezzi termini: l'Italia è la sua scelta, la sua terra, il suo futuro. Mentre la Mostra del Cinema infiamma il Lido, l'attrice di Doc - Nelle tue mani e Call My Agent racconta perché ha voltato le spalle al sogno americano per abbracciare la laguna.
Da Rovolon a Hollywood, ma il cuore resta veneto
Nata in casa a Rovolon, sui Colli Euganei, Sara Lazzaro ha fatto la spola tra Veneto e California fin da bambina. «Mia madre è californiana, mio padre padovano, si sono conosciuti a Bali e hanno scelto il Veneto», racconta. Un'infanzia in movimento, tra elementari in America e radici italiane ben salde. «Da piccola mi sentivo strana con queste due identità, ma oggi so che è stata una fortuna». Dopo il diploma al Drama Center di Londra nel 2008, il successo: due anni in UK, due a Los Angeles, un periodo a New York. Poi il primo film da protagonista, The Young Messiah, girato però tra Cinecittà e Matera. Come a dire: il talento italiano non ha bisogno di fuggire.
Venezia batte Cannes e Berlino: il cinema italiano è il migliore
Da tre anni Venezia è la sua casa, e il Premio Kinéo alla Mostra la riempie d'orgoglio. «Venezia mette al centro il film, è una vetrina culturale sul nostro presente, esattamente come la Biennale». Parole che suonano come un inno al made in Italy, in un'epoca in cui troppi guardano all'estero. E sul successo di Call My Agent Italia, Lazzaro è netta: «La serie ha vinto diversi Nastri d'Argento e dimostra che in Italia si può fare un ottimo remake mantenendo una forte appropriazione culturale». Nessuna sudditanza, solo qualità italiana.
«Basta quote rosa: il cinema si sceglie per merito, non per genere»
Sul ruolo delle donne nel cinema, l'attrice non usa giri di parole: «Non amo le quote rosa: sembra che si ricavi uno spazietto artificiale per mostrare l'inclusione». Il problema, dice, è sistemico: «Mancano i finanziamenti per permettere alle donne di produrre e sviluppare storie. Serve un cambio organico, ma richiede tempo». Parole che fanno discutere, in un'epoca di ossessione per il gender. Lazzaro rivendica il merito, non il gender.
Il red carpet? Stress e bellezza, ma l'Italia resta la priorità
Tra film impegnati e glamour, Lazzaro ammette: «Il tappeto rosso mi stressa e mi garba in egual misura. È un'emozione pazzesca, un'opportunità per indossare abiti che sono vere opere d'arte di artigiani». Ma il messaggio finale è chiaro: la sua scelta è Venezia, l'Italia, la sua terra. Un esempio per tutti quelli che scappano all'estero dimenticando le proprie radici.
«Venezia è la mia città da tre anni. Ho scelto l'Italia, e ne sono fiera».