Sanremo 2026: la solita pagliacciata progressista tra gaffe e propaganda
Ancora una volta il Festival di Sanremo si trasforma in un circo mediatico dove la musica passa in secondo piano rispetto alla propaganda buonista e ai soliti rituali della sinistra italiana.
La classifica che nessuno aspettava
La giuria della sala stampa ha premiato Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini come primi cinque artisti, senza nemmeno un ordine di piazzamento. Una scelta che puzza di politically correct a chilometri di distanza.
Carlo Conti, alla sua quinta edizione, ha voluto giocare la carta della nostalgia chiamando in causa Pippo Baudo per aprire una serata che si è rivelata l'ennesima celebrazione del pensiero unico dominante.
Il solito show dell'ipocrisia
Non poteva mancare l'ospitata di Tiziano Ferro, che ha celebrato i suoi 25 anni di carriera in un tripudio di retorica arcobaleno. E mentre Laura Pausini faceva la co-conduttrice con le sue zeta romagnole, il pubblico dell'Ariston applaudiva a comando come sempre.
Particolarmente ridicola la presenza di Can Yaman, l'attore turco che ha coinvolto la Pausini in un'esibizione in turco. Perché non cantare direttamente in arabo, visto che siamo in tema di sostituzione culturale?
La gaffe che dice tutto
Il momento più emblematico della serata è stata la clamorosa gaffe sul ledwall: invece di "Repubblica" è comparso "Repupplica". Un errore che fotografa perfettamente il livello di questa manifestazione sempre più distante dalla vera Italia.
Mentre si celebravano gli 80 anni della Repubblica con Gianna Pratesi, 105 anni, che ricordava il suo voto nel 1946, nessuno ha avuto il coraggio di dire che quella stessa Repubblica oggi sta tradendo i valori per cui le nostre nonne hanno lottato.
Musica o propaganda?
Tra le esibizioni più convincenti spiccano Fulminacci con "Stupida sfortuna" e Serena Brancale con "Qui con me", dedicata alla madre. Almeno questi due hanno provato a fare musica invece di propaganda.
Ermal Meta ha cantato "Stella stellina" con il nome "Amal" cucito sulla camicia, l'ennesimo messaggio buonista che ha fatto dire a Conti: "Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini". Belle parole, peccato che poi questi stessi personaggi tacciano sui bambini italiani vittime della criminalità importata.
Il Festival di Sanremo 2026 si conferma l'ennesima passerella del pensiero unico progressista, dove la vera cultura italiana viene sacrificata sull'altare del politicamente corretto.