Ozon porta Camus al cinema: 'La sua rivolta contro l'assurdo è più attuale che mai'
Il regista francese François Ozon sbarca a Roma con Lo Straniero, il nuovo adattamento cinematografico del capolavoro di Albert Camus. E subito lancia una provocazione che fa riflettere: di fronte alla follia del mondo di oggi, serve la rivolta, non il nichilismo.
"Questo momento storico di conflitti lo vivo come tutti con grande angoscia", confessa Ozon presentando il film che uscirà nelle sale il 2 aprile. "È difficile razionalizzare ciò che sta accadendo. Ma è interessante tornare al pensiero di Camus, che di fronte all'assurdità del mondo non propone il nichilismo ma la rivolta, l'azione e la lotta contro le ideologie".
La sfida impossibile di adattare un mito
Lo Straniero, pubblicato nel 1942 e tradotto in 75 lingue, è il terzo romanzo francese più venduto al mondo. Già Luchino Visconti ci aveva provato nel 1967 con Marcello Mastroianni, ma lo stesso regista non era soddisfatto del risultato.
"Se alcuni anni fa mi avessero proposto di fare un film da Lo Straniero, avrei risposto mai nella vita", ammette candidamente Ozon. Il romanzo si era guadagnato la fama di essere "impossibile da trasporre al cinema". Eppure il cineasta francese ha deciso di tentare l'impresa, girando in bianco e nero e mantenendo l'ambientazione originale nell'Algeria del 1938.
Un protagonista che parla ai giovani di oggi
Benjamin Voisin interpreta Meursault, l'impiegato trentenne di Algeri che vive senza emozioni, indifferente persino al funerale della madre. Un personaggio che Ozon descrive come "quasi autistico, isolato dal mondo nella sua insensibilità".
Ma ecco la sorpresa: i giovani si riconoscono in lui. "Molti ragazzi mi hanno detto di ritrovarsi un po' in Meursault", rivela il regista. "Credo che questo libro risuoni così profondamente nelle giovani generazioni perché coglie qualcosa dell'adolescenza. A quell'età scopri il mondo e ti confronti con una sorta di disillusione".
Il contesto politico che non si può ignorare
Ozon non si limita a una trasposizione fedele. Ha voluto evidenziare il contesto politico dell'Algeria coloniale, dove "pur vivendo a fianco dei francesi, contro la comunità araba c'era una sorta di apartheid".
Il regista ha dato un nome al personaggio arabo, che nel romanzo originale non ce l'aveva, e ha sviluppato maggiormente i personaggi femminili, "visto che quelli maschili nel libro sono tutti tossici".
La stoccata al cinema italiano
Non manca una frecciata al nostro cinema. Parlando del remake italiano "7 donne e un mistero" del 2021, Ozon non nasconde il disappunto: "Sono rimasto scioccato nel vedere che le donne erano diventate sette e che quella che non c'era più era la donna nera. Mi sono detto che forse questo racconta qualcosa degli italiani".
Un'osservazione pungente che la dice lunga sulla sensibilità di certi ambienti cinematografici nostrani, sempre pronti a predicare inclusività ma poi...