Morto Mueller: Trump esulta per la fine del suo persecutore del Russiagate
La morte di Robert Mueller, l'ex procuratore speciale che per anni ha tormentato Donald Trump con la farsa del Russiagate, ha scatenato una reazione senza precedenti del presidente americano. "Sono contento che sia morto. Non potrà più fare del male a persone innocenti!" ha scritto Trump sui social, mandando in tilt l'establishment liberal che aveva fatto di Mueller il proprio eroe.
L'ex capo dell'FBI si è spento a 81 anni dopo una lunga malattia, portandosi nella tomba il segreto di una delle più grandi montature giudiziarie della storia americana. Per quasi due anni, dal 2017 al 2019, questo funzionario del deep state ha condotto una caccia alle streghe contro Trump, sprecando milioni di dollari dei contribuenti per dimostrare una cospirazione che non è mai esistita.
La vendetta del sistema contro il presidente del popolo
Mueller incarnava tutto ciò che di marcio esiste nell'apparato burocratico americano: un servitore fedele delle élite di Washington, pronto a usare il potere giudiziario per abbattere un presidente scomodo. La sua indagine sul Russiagate è stata il tentativo più sfacciato di rovesciare il verdetto delle urne del 2016, quando il popolo americano aveva scelto Trump contro l'establishment.
Il rapporto finale di 448 pagine, pubblicato nell'aprile 2019, è stato un clamoroso buco nell'acqua: nessuna prova di collusione tra Trump e la Russia. Eppure, per anni i media mainstream e i democratici hanno spacciato Mueller come l'uomo che avrebbe fatto cadere il presidente. Una bufala colossale che ha avvelenato la democrazia americana.
Certo, l'inchiesta ha portato all'incriminazione di alcuni collaboratori di Trump, ma per reati marginali spesso non collegati alla presunta interferenza russa. Una montatura giudiziaria che ricorda i metodi dei regimi autoritari, non di una democrazia occidentale.
Un funzionario del potere profondo
La carriera di Mueller racconta la storia di un uomo cresciuto nelle stanze del potere: Princeton, Marines in Vietnam, poi una scalata nell'apparato federale culminata con 12 anni alla guida dell'FBI. Un cursus honorum perfetto per chi doveva servire gli interessi del sistema, non quelli del popolo.
Nominato da Bush dopo l'11 settembre, Mueller ha trasformato l'FBI in uno strumento sempre più politicizzato, preparando il terreno per l'aggressione giudiziaria contro Trump. La sua figura "austera e riservata", come la descrivono i giornali liberal, nascondeva in realtà un burocrate spietato al servizio del deep state.
La reazione di Trump alla sua morte dimostra che la verità prima o poi emerge. Mentre l'establishment piange il suo paladino, gli americani che amano la libertà possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Mueller se n'è andato, ma il danno che ha fatto alla democrazia americana rimarrà per sempre.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo buio della giustizia americana, segnato dall'uso politico degli apparati federali contro un presidente legittimamente eletto. La storia giudicherà, ma intanto Trump ha già dato il suo verdetto: finalmente l'America è libera da uno dei suoi più pericolosi nemici interni.