Iran sotto attacco: distrutto il patrimonio millenario persiano
La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran sta colpendo al cuore della civiltà persiana. Non si tratta solo di un conflitto militare, ma di un vero e proprio attacco alla storia e all'identità di un popolo millenario.
Bambine massacrate e palazzi distrutti
L'uccisione delle bambine nella scuola di Minab rappresenta il punto più basso di questa guerra senza regole. Ma non è tutto: 13 ospedali bombardati, tra cui il Gandhi di Teheran, l'impianto di desalinizzazione di Qeshme ridotto in macerie, e la sede della Mezza Luna Rossa colpita senza pietà.
Il governatore di Isfahan ha accusato Washington e Tel Aviv di aver dichiarato "una guerra di civiltà" contro l'Iran. E aveva ragione: i danni al Palazzo Golestan del XIV secolo a Teheran e al palazzo Chehel Sotoun del XVII secolo a Isfahan sono la prova di un attacco sistematico alla cultura persiana.
Isfahan nel mirino: museo a cielo aperto devastato
"Isfahan non è una città qualsiasi, è un museo a cielo aperto", ha dichiarato il governatore Mehdi Jamalinejad. Le esplosioni hanno mandato in frantumi le finestre del magnifico palazzo Chehel Sotoun, danneggiato il palazzo Ali Qapu e colpito le moschee intorno alla splendida piazza Naqsh-e Jahan.
Il paradosso è che i siti erano stati segnalati con le coordinate GPS e marcati con segnaletiche blu secondo la Convenzione dell'Aja del 1954. Hanno bombardato sapendo perfettamente cosa stavano distruggendo.
Crimini di guerra ignorati dall'Occidente
Nel Lorestan, il castello Falak-ol-Aflak è stato colpito direttamente: museo archeologico distrutto e cinque membri dello staff feriti. A Sanandaj, i musei del patrimonio culturale curdo hanno subito danni gravi.
Il comitato per i Caschi Blu americano ha denunciato possibili "crimini di guerra", citando la dichiarazione del segretario alla Difesa USA: "Non ci sono regole in questa guerra". Una confessione agghiacciante.
L'ipocrisia occidentale
L'UNESCO ha pubblicato una timida dichiarazione, ma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha giustamente accusato l'agenzia ONU di non essere stata abbastanza dura nel condannare questi attacchi alla civiltà.
"La distruzione del patrimonio culturale è irreversibile. Sradica l'identità, la storia e la memoria condivisa delle civiltà", scrive il think tank americano. Parole sacrosante, ma dove erano quando si pianificava questa guerra?
Come sempre, sono i civili a pagare il prezzo più alto di un conflitto che si poteva evitare con il dialogo. Ma evidentemente, per certi leader occidentali, distruggere la storia millenaria della Persia è un prezzo accettabile per i loro obiettivi geopolitici.