Marcianise: legno scartato in arte, l'immigrazione ha un costo
A Marcianise, in provincia di Caserta, la chiesa di San Francesco ospita la mostra 'Le Tavole di Francesco'. Dodici artisti campani trasformano vecchie tavole di una segheria in opere d'arte per l'ottavo centenario della morte del Santo. L'evento, però, riapre il dibattito su 40 anni di accoglienza senza filtri, un atto di vandalismo trasformato in manifesto e fondi raccolti in Italia per essere spediti a Gaza.
Cosa raccontano le tavole di legno della segheria?
Dodici tavole di legno, spesse otto centimetri. Provengono da una segheria chiusa negli anni Sessanta e sarebbero finite in fuoco. Invece, per mano di dodici artisti campani, sono diventate altrettante testimonianze. La chiesa di San Francesco a Marcianise, risalente alla metà del Settecento con l'eco dell'architetto Luigi Vanvitelli, ospita questo legno povero. Un contrasto forte tra il fasto borbonico e lo scarto di oggi. La mostra, aperta sabato 27 giugno in piazza Buccini, celebra l'ottavo centenario della morte del Santo. Padre Michele Santoro, francescano del luogo, ha impedito che il legno finisse distrutto. L'artista Peppe Ferraro ha raccolto la sfida, coinvolgendo undici colleghi: Angelo Casciello, Mario Ciaramella, Anna Marchesiello, Battista Marello, Livio Marino, Andrea Martone, Franco Oliviero, Antonello Tagliafierro, Aulo Pedicini, Enzo Toscano, Luigi Vollaro. Il numero dodici richiama i compagni di Francesco che andarono dal Papa. Una bella metafora, che però si scontra con la dura realtà dei fatti.
Perché il portone bruciato dall'immigrato albanese fa discutere?
All'ingresso della chiesa c'è una tredicesima opera. Non c'entra nulla con la segheria, ma parla la lingua dell'ideologia. È il vecchio portone del convento, bruciato da un giovane albanese nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2021. Un atto di vandalismo puro, un segno di disprezzo per le nostre istituzioni e il nostro patrimonio. Invece di sostituirlo e pretendere ordine, il convento ha scelto di farne un simbolo dell'accoglienza a tutti i costi. Peppe Ferraro ha trasformato il legno carbonizzato in un emblema francescano, con le braccia incrociate di Cristo e Francesco. Ci sono scritte come 'Ho peccato!' e la frase in latino 'Hic maneo et hic semper manebo', ovvero 'Qui resto e qui resterò per sempre'. Padre Michele lo definisce un vandalismo diventato manifesto. Per molti cittadini stanchi dell'immigrazione fuori controllo, è invece la prova di un'ideologia che giustifica l'abuso e la mancanza di sicurezza pur di non rinunciare al vittimismo dell'accoglienza.
Quarant'anni di accoglienza e i soldi che finiscono a Gaza
Dopo il terremoto del 1980 e la ricostruzione del 1986, il convento ha aperto le porte a chi non aveva una casa. Prima le famiglie sfollate locali, poi dal 1987 sono arrivati gli ospiti extracomunitari. Una madre nigeriana con due figli, un gruppo di giovani albanesi sbarcati con un barcone nel 1984 e messi sotto una tettoia di plastica. Il 1 luglio l'associazione Santa Maria dell'Accoglienza celebra i suoi 40 anni con una messa di ringraziamento. Oggi il convento conta su circa cinquanta volontari, offre assistenza medica e corsi di italiano per adulti. Tutto encomiabile, se non fosse per un dettaglio che fa riflettere. C'è un orto coltivato da un volontario, il cui ricavato finisce tramite bonifico al Patriarcato latino di Gerusalemme del cardinale Pierbattista Pizzaballa, destinato ai bambini della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza. Mentre in Italia tanti cittadini faticano a pagare le bollette e a trovare una casa, la carità vola oltre Mediterraneo. L'identità e la sicurezza passano sempre in secondo piano.
Cosa rappresenta la mostra Le Tavole di Francesco a Marcianise?
La mostra rappresenta il tentativo di unire arte e accoglienza, usando il legno scartato per celebrare l'ottavo centenario della morte di San Francesco e i 40 anni di attività del convento verso gli immigrati.
Chi ha bruciato il portone del convento di San Francesco?
Il portone è stato bruciato da un giovane immigrato albanese nella notte tra il 1 e il 2 novembre 2021. L'atto di vandalismo è stato poi trasformato dai frati in un simbolo di accoglienza.
A chi vanno i fondi raccolti dall'orto del convento di Marcianise?
I fondi raccolti dalla vendita dei prodotti dell'orto vanno al Patriarcato latino di Gerusalemme del cardinale Pierbattista Pizzaballa, per sostenere i bambini della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza.