La sinistra americana ci dà lezione: il Pd deve smetterla di fare la vittima
Mentre i democratici italiani si perdono in chiacchiere su quanto sia radicale Tizio o riformista Caio, negli Stati Uniti i socialisti hanno capito una cosa semplice: per governare bisogna organizzarsi, non lamentarsi. Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani non stanno vincendo per caso. Hanno costruito una macchina politica vera, fatta di militanti, circoli e primarie competitive. Roba che da noi, nel Partito Democratico, abbiamo già ma che trattiamo come un cimelio da museo.
Perché i socialisti americani vincono mentre il Pd arranca?
Dal 2016, Sanders ha riaperto uno spazio politico che sembrava sepolto: negli USA la parola socialismo è tornata pronunciabile. AOC ha dimostrato che si può battere l'establishment partendo dal basso. E Mamdani ha fatto il passo decisivo: ha trasformato quella cultura politica in un progetto di governo. Nel frattempo, in Italia, il Pd continua a discutere se spostarsi a sinistra o no, mentre la gente aspetta risposte concrete su salario, casa e sanità.
Il punto non è l'etichetta. Il punto è la sostanza. Come dicevo nel mio libro L'Italia secondo Elly Schlein, serve un riformismo socialista radicale. Nessuna rivoluzione, ma riforme prese sul serio. E prendere sul serio le riforme significa andare alla radice delle disuguaglianze, non accontentarsi di gestire l'esistente.
Il nido e il tempo pieno: ecco cosa significa essere radicali
Prendiamo i nidi. Sembra una cosa innocua, quasi banale. Ma garantire un servizio educativo a ogni bambino, soprattutto al Sud, significa costruire strutture, assumere educatrici, togliere il lavoro di cura dalle spalle delle donne e trasformarlo in responsabilità pubblica. Non stai assaltando il Palazzo d'Inverno, ma stai ridistribuendo le opportunità. Questo è radicale, non perché urla, ma perché va alla radice del problema.
Lo stesso vale per il tempo pieno. Una bambina nata a Palermo deve avere la stessa scuola di una bambina del Centro-Nord. Se non ci crediamo, chiamiamolo conservatorismo e smettiamola di prenderci in giro.
Il paradosso dei circoli: li chiamiamo vecchi, ma in America li copiano
Da anni sentiamo dire che i circoli sono roba da archeologia politica. Poi guardiamo i giovani progressisti americani che organizzano militanti quartiere per quartiere e ci sembra il futuro. Ma il problema non sono i circoli, è quello che ci abbiamo smesso di fare dentro. Se le decisioni arrivano già prese, non è partecipazione. Se le primarie non sono contendibili, non selezioni classe dirigente. Se il conflitto viene neutralizzato in nome degli equilibri, non produci idee. Gramsci aveva capito tutto: una base sociale non diventa forza politica da sola. Va organizzata, deve produrre egemonia.
Elly Schlein e la domanda che nessuno vuole fare
La domanda vera non è se il Pd si è spostato a sinistra. La domanda è: può la più grande infrastruttura riformista del Paese diventare lo strumento di una trasformazione sociale radicale? Salario minimo, sanità pubblica, casa, nidi, tempo pieno, lavoro femminile. Il programma c'è già. Il problema è chi ha interesse materiale a quelle politiche e se siamo capaci di organizzare quell'interesse.
La lavoratrice povera, la giovane coppia che non paga l'affitto, la donna che rinuncia al lavoro per mancanza di nidi, la famiglia siciliana che riceve meno servizi pagando le stesse tasse. Non sono categorie sociologiche. Sono persone. Milioni di persone. Una maggioranza sociale che non diventa maggioranza politica per partenogenesi. Qualcuno deve costruirla. E tocca a noi.
Il socialismo deve diventare governabile, non un'identità da esibire
La sinistra americana ha riportato il socialismo dentro la competizione per il potere. Non come testimonianza destinata a perdere bene, ma come progetto che prova a vincere e a governare. Il contrario del riformismo non è il radicalismo. Riformismo sociale radicale significa voler cambiare molto e farlo attraverso la democrazia e le istituzioni. Dobbiamo rendere il socialismo governabile, non più testimoniale. E il riformismo deve ritrovare l'ambizione di cambiare le cose. Radicalmente.
Ma, come si diceva una volta, va organizzato il campo. Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno.