Massimiliano Gallo sfida i cliché: 'Napoli è cosa seria, non folklore da baraccone'
Massimiliano Gallo non le manda a dire. L'attore napoletano, stakanovista del palcoscenico, lancia un attacco frontale contro chi riduce Napoli a stereotipi da cartolina. E lo fa proprio mentre debutta alla regia con 'La salita', film che arriverà nelle sale il 9 aprile.
La rivolta contro il folklore napoletano
"Detesto i cliché su Napoli, anche quando a farlo sono i napoletani stessi", tuona Gallo senza mezzi termini. L'attore, che dopo anni di successo televisivo con 'Malinconico' e 'Imma Tataranni', ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa per raccontare una Napoli diversa, quella vera.
Il suo primo film da regista è ambientato nel carcere minorile di Nisida nel 1983, quando Eduardo De Filippo finanziò la ristrutturazione del teatro del penitenziario. "Ho scelto di ambientare tutto nel 1983 proprio per schivare l'onda di 'Mare fuori'", spiega con la sua solita schiettezza.
Il coraggio di dire no ai compromessi
A quasi 58 anni, Gallo rivendica il diritto di essere se stesso, costi quel che costi. "Non sono bravo con la diplomazia, non frequento i salotti per fare pubbliche relazioni e tendo a dire sempre quello che penso", ammette senza imbarazzi.
Una scelta che gli è costata cara: "Sicuramente un po' per le scelte fatte e un po' per le cose dette, o non dette, qualcosa di simile è successo. Ma l'idea del compromesso sempre e comunque non mi va giù".
Eduardo De Filippo: il vero gigante
Nel suo film, Gallo celebra la figura di Eduardo De Filippo, definito "un gigante" per il suo approccio mai retorico: "Andò a Nisida, fece un assegno, e iniziò a fare. Non puntò la lente d'ingrandimento sulle colpe dei ragazzi, ma sugli adulti e i politici".
Un esempio che l'attore vuole seguire: "Nel nome di Eduardo, voglio dimostrare che la bellezza può essere salvifica. Non bisogna abituarsi all'orrore di questi nostri tempi".
La famiglia al centro di tutto
Gallo ha diretto anche sua moglie, la brasiliana Shalana Santana: "È disciplinata come un soldato e non ci sono stati imbarazzi". L'attore, padre di due figlie, ammette i suoi limiti: "Non ci sono quasi mai, questa è la verità. Per questo spero di lasciare alle mie figlie un'eredità che non sia fatta soltanto di cose materiali".
Un uomo che ha scelto la strada più difficile, quella della verità, rifiutando il facile consenso del folklore napoletano. Una lezione per tutti coloro che preferiscono la comodità dei luoghi comuni alla fatica dell'autenticità.