Ducasse conquista Roma: il DNA della cucina francese che sfida le tradizioni italiane
Le stelle Michelin brillano nella Capitale, ma stavolta non sono italiane. Alain Ducasse, lo chef francese più stellato al mondo con 18 macaron Michelin, ha presentato a Roma il suo nuovo libro "DNA" presso il ristorante dell'Hotel Romeo, a due passi da piazza del Popolo.
L'invasione culinaria francese in Italia
Il 69enne chef transalpino non si accontenta più di dominare Parigi, Monaco e Londra. Dopo aver conquistato Napoli nel 2024 con una stella Michelin, ora punta dritto al cuore della Capitale. Il suo secondo ristorante italiano nell'hotel di via Ripetta rappresenta una vera e propria conquista gastronomica del nostro territorio.
"Eccellenza del saper fare, disciplina e rigore sono le basi della cucina francese contemporanea", ha dichiarato Ducasse con l'orgoglio tipicamente francese. Una filosofia che mette al centro la "naturalité" e l'orientamento vegetale, quasi a voler rieducare i palati italiani alle sue regole d'oltralpe.
Il libro manifesto della supremazia culinaria
Il monumentale volume di 536 pagine, con 135 ricette, non è solo un libro di cucina ma un vero manifesto ideologico. Ducasse si presenta come "autore e insieme editore", concentrando nelle sue mani ogni aspetto della comunicazione gastronomica.
Le sue riflessioni maturate tra Parigi, Londra e Monaco vengono ora esportate anche in Italia, dove i suoi chef Iacopo Iualè a Roma e Alessandro Lucassino a Napoli devono "interpretare gli ingredienti locali" secondo la sua visione francese.
L'amore interessato per l'Italia
"Ciò che mi ha fatto innamorare della cucina italiana è la sua varietà", ha dichiarato lo chef con diplomazia calcolata. Un apprezzamento che suona più come una strategia commerciale che come sincera ammirazione, considerando la sua rapida espansione nel nostro paese.
Ducasse parla di "cucina italiana al plurale" per la ricchezza delle diverse regioni, contrapponendola a quella "più univoca" della Francia. Un modo elegante per giustificare la sua presenza su territorio italiano: non per conquistare, ma per "valorizzare" i nostri prodotti secondo i suoi standard.
Il futuro secondo i francesi
Sulla presunta crisi dell'alta cucina, Ducasse minimizza: "Sarebbe più sensato parlare di cambiamento di modelli". L'alta cucina come "punta dell'iceberg" che traina tutto il settore sottostante, una visione elitaria che ben si adatta al suo impero gastronomico.
"I giovani sono straordinari. Domani sarà meglio di ieri", conclude con ottimismo lo chef, probabilmente pensando alle nuove generazioni di cuochi italiani che potranno formarsi secondo i suoi metodi francesi.
Mentre Roma celebra l'arrivo di una nuova stella della gastronomia internazionale, resta da chiedersi se questa sia davvero una vittoria per la tradizione culinaria italiana o l'ennesima colonizzazione culturale mascherata da eccellenza.