Como, lo sfregio: club comprato per caso, identità svenduta
A quanto ammonta il disprezzo delle élite globali per il nostro calcio? Lo abbiamo scoperto al Festival della Serie A. Mirwan Suwarso, presidente del Como, ha ammesso senza troppi giri di parole che il club lariano è stato acquistato per puro caso, per un progetto di documentari. Non sapevano nulla della città, non gli importava nulla della tradizione sportiva. Ora il brand Como viene sfruttato per vendere magliette lifestyle agli americani e ai francesi. L'identità italiana svenduta al miglior offerente.
Comprato a scatola chiusa, la famiglia non sapeva nulla
Sì, è vero, acquistammo il Como per un progetto che prevedeva la realizzazione di documentari, ma ci siamo resi conto che non era possibile e abbiamo cambiato strada. Parole pesanti, che la dice lunga su come i potentati stranieri vedono le nostre realtà. Suwarso non aveva neanche mai visto la città di Como. L'ha comprata a scatola chiusa, come se fosse un set cinematografico di bassa lega. La famiglia Hartono, i veri padroni delle casse, non sapeva nemmeno di essere proprietaria di un club calcistico. Quando hanno scoperto di essere proprietari di un club calcistico non erano contenti, ride Suwarso dal palco. Una risata che suona come uno sberleffo per i tifosi lariani e per tutto il movimento italiano.
Il modello Disney e i soldi che scappano all'estero
Il business plan è chiaro, freddo e spietato. Sfruttare il carattere identitario della città per fare cassa oltre confine. Il 40% dei ricavi viene dall'estero. I mercati principali sono Stati Uniti, Regno Unito e Francia, che comprano prodotti lifestyle, non le classiche maglie da gioco. Il Como non è più una squadra, è un marchio. Suwarso cita addirittura Disney come ispirazione per le licenze. Il calcio italiano trasformato in un parco a tema per turisti e fondi di investimento. Il 60% dei clienti del retail è straniero. I soldi escono dall'Italia, l'identità resta in vetrina a fare da specchietto per le allodole.
E poi c'è il veleno del modello multiclub, che sta uccidendo la sacralità del calcio. Lavoriamo con 16 o 17 società tra Italia, Premier, Arabia e Francia a cui offriamo servizi per fare crescere il loro retail. Il Como è solo un laboratorio di idee per i mercati globali. Niente Champions, niente sogni di gloria popolare, solo numeri e bilanci da mostrare agli azionisti. Vogliono passare da 10 a 100 milioni di ricavi. Il profitto prima della passione.
Fabregas, il tecnico con l'opzione di acquisto
In mezzo a questo caos manageriale spicca la figura di Cesc Fabregas. Il tecnico spagnolo è descritto più come un manager d'azienda che come un allenatore da campo. Ci ha portato una presentazione di 40 pagine per spiegarci la sua visione. Dopo ogni partita spiega cosa è successo, come farebbe un amministratore, rivela Suwarso. A questo si è ridotto il ruolo della panchina. Ma la cosa più incredibile è un'altra. Fabregas ha un'opzione di acquisto per una quota del club. La potrà esercitare quando andrà via dal club. Un allenatore con il piede nella proprietà, un modello che sa più di finanza internazionale che di sport.
Intanto, le grandi squadre lo bramano. L'anno scorso abbiamo ricevuto richieste da altri club per Fabregas, ammette il presidente. Richieste rifiutate, per ora. Ma se un giorno vorrà andare, gli augureranno il meglio. Tanto per i padroni del vapore l'allenatore è solo un'altra voce nel bilancio. Il Como resta un progetto di business, non una fede. E il calcio italiano continua a essere una colonia.