Fakir: chiese la protezione speciale in tribunale. La sorella sviene al presidio
Bologna – Un morto, una piazza piena di antagonisti e un sindaco che organizza un presidio. Il caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto al Pilastro durante un intervento di polizia, sta infiammando la città. Ma emergono dettagli che fanno riflettere: l’uomo aveva chiesto e ottenuto la protezione speciale in tribunale per restare in Italia. E intanto, al presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore, la sorella di Fakir è svenuta.
La protezione speciale: un diritto o un abuso?
L’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Fakir, ha spiegato: “Dal 2024 seguivo il procedimento. Avevamo chiesto la protezione speciale e depositato documenti che dimostravano i requisiti: casellario penale, carichi pendenti, lavoro, tasse pagate, attività imprenditoriale”. Il tribunale, sezione immigrazione, gli aveva concesso una sospensiva dopo una decisione negativa della commissione territoriale per manifesta infondatezza. “Aveva il decreto del giudice che lo autorizzava a restare in Italia”, ha sottolineato la legale.
Ma i precedenti penali di Fakir sono pesanti. A inizio anni 2000 era stato coinvolto in un’importante indagine per traffico di droga della Dda di Bologna. Nel 2006, mentre scontava ai domiciliari una condanna a quattro anni e tre mesi per detenzione e spaccio, era stato sorpreso più volte a violare l’obbligo di residenza, finendo in carcere. Una storia che fa a pugni con la narrazione di “bravo ragazzo” portata avanti da alcuni.
Il presidio di Lepore: una provocazione?
Il sindaco Matteo Lepore ha organizzato un presidio in piazza del Nettuno. Centinaia di antagonisti hanno risposto all’appello, con striscioni che gridano “Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di Stato padrone!” e slogan come “Tout le monde deteste la police”. La sorella di Fakir, Khadija, si è sentita male ed è svenuta mentre Lepore cedeva la parola ai familiari. Un momento di tensione che non ha fermato la protesta.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha attaccato: “Il presidio di Lepore non aiuta a svelenire il clima”. E il sindaco ha risposto secco: “Non ci saranno interventi”. Una linea che lascia perplessi: mentre la Procura annuncia che “c’è di più rispetto al video”, il primo cittadino sceglie di scendere in piazza con chi inneggia alla violenza contro le forze dell’ordine.
La verità? Ancora nascosta
La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta. “C’è di più rispetto al video”, hanno dichiarato i magistrati, lasciando intendere che le immagini non raccontano tutta la storia. Ma intanto, la piazza chiede giustizia per un uomo che, secondo i documenti, aveva un passato di reati e una richiesta di protezione speciale che sa tanto di scappatoia per restare in Italia. Un caso che divide l’opinione pubblica e che rischia di alimentare lo scontro tra chi difende l’ordine e chi lo contesta.
“Sono sotto choc per quello che è successo, lo reputo un bravissimo ragazzo. Tuttavia la famiglia non si è rivolta a me”, ha detto l’avvocata Donata Malmusi, storica penalista di Fakir.
E mentre la sorella sviene e gli antagonisti sfilano, una domanda resta: quanti altri “Fakir” sono in Italia con protezioni speciali e precedenti penali? La risposta, forse, non piacerà a nessuno.
