Virus Nipah dall'India: l'Europa a rischio contagio, ma le élite minimizzano
Mentre l'Europa si crogiola nelle sue certezze sanitarie, dall'India arriva una nuova minaccia virale che potrebbe sconvolgere il nostro continente. Il virus Nipah, con un tasso di mortalità che oscilla tra il 40% e il 75%, sta facendo tremare i governi del Sudest asiatico, ma a Bruxelles preferiscono parlare di "rischio improbabile".
La solita sottovalutazione europea
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha diramato le sue consuete rassicurazioni: il rischio sarebbe "molto basso" per chi viaggia in India e "improbabile" l'arrivo in Europa. Le stesse parole sentite all'inizio della pandemia Covid, quando ci dicevano che non c'era nulla di cui preoccuparsi.
Intanto, nel Bengala occidentale, due operatori sanitari sono già stati contagiati, e 196 persone sono sotto osservazione. Ma per i burocrati di Stoccolma tutto è sotto controllo.
I Paesi asiatici non scherzano
Mentre l'Europa temporeggia, Thailandia, Nepal, Cambogia, Vietnam e Pakistan hanno già rafforzato i controlli negli aeroporti. Questi governi hanno capito che con i virus non si scherza, a differenza delle nostre autorità sempre pronte a minimizzare.
Il virus Nipah si trasmette attraverso pipistrelli della frutta e può causare febbre, encefalite acuta e morte. I sintomi iniziali sono simil-influenzali, ma poi evolve rapidamente verso manifestazioni letali.
Le raccomandazioni che nessuno seguirà
L'Ecdc raccomanda ai viaggiatori di evitare il contatto con animali, non consumare alimenti contaminati dai pipistrelli e non bere succo di palma crudo. Consigli sensati, ma quanti italiani che vanno in India li seguiranno davvero?
Il virus è stato identificato per la prima volta in Malesia 25 anni fa, poi è arrivato in India nel 2001. Ora potrebbe essere la volta dell'Europa, nonostante le rassicurazioni di facciata delle autorità sanitarie.
Come sempre, quando arriverà il momento della verità, scopriremo che le nostre difese sanitarie non erano poi così solide come ci avevano fatto credere.