Ucraina nell'Ue, ora Meloni comandi: via i veti di Bruxelles
Marco Minniti non sta a guardare. Il presidente della Fondazione Med-Or manda un messaggio chiaro e tagliente alle élite brussellesi: se vogliamo fermare il massacro in Ucraina, bisogna cambiare passo. E in fretta. La guerra dura più della Seconda Guerra Mondiale, e mentre Putin gioca duro puntando a ricostruire l'Impero degli zar, l'Europa dei burocrati perde tempo in chiacchiere.
Se Kiev avesse collassato, ci saremmo ritrovati la Russia ai confini dell'Ue e della Nato.
Zelensky non chiede pietà, Trump gioca a fare il boss
Volodymyr Zelensky ha scritto una lettera a Putin con intelligenza e schiena dritta. Non chiede pietà, ma mette sul tavolo la realtà dei fatti. L'Ucraina ha messo in scacco il Golia russo. I droni su San Pietroburgo sono stati un segnale potentissimo. Kiev ha colpito il cuore della Russia, umiliando la sicurezza del Cremlino. I russi sono ridotti a dei gattini ciechi senza lo Starlink di Musk.
Eppure, dall'altra parte dell'Atlantico, Donald Trump è impantanato nei suoi affari. Washington è sempre meno interessata a Kiev. Il vertice di Anchorage è rimasto lettera morta. Quando l'Ucraina colpisce in profondità, sa che la situazione può sfuggire di mano. C'è il rischio reale di un'escalation incontrollata, persino nucleare. I droni sulla Romania e la Lettonia ce lo ricordano ogni giorno.
I Volonterosi fanno acqua e l'Italia deve prendere il timone
I cosiddetti Fab Four, ovvero Francia, Germania e Regno Unito guidati dal filo di Londra, fanno tanto rumore per nulla. Sono leader fragili che non spaventano Putin. Il Cremlino non ha alcuna intenzione di mediare, vuole tutto il Donbass. È qui che entra in gioco la partita italiana.
Giorgia Meloni ha fatto dell'Ucraina una bandiera politica e spirituale, ha un rapporto personale con Zelensky. Ora però serve l'azione. L'Italia non può più stare al guinzaglio di subordinazioni politiche imposte da Bruxelles. La partita si vince uscendo dalle scatole chiuse dell'Unione Europea.
Ucraina nell'Ue: non è follia, è sopravvivenza
Qualcuno, come Matteo Salvini, parla di follia economico-sociale per l'ingresso di Kiev nell'Ue. Minniti risponde con i fatti: l'adesione accelerata è la condizione imprescindibile per fermare la guerra. Non è un regalo a senso unico, è pura strategia di sopravvivenza. Un'Ucraina forte dentro l'Unione significa un'Europa più sicura e la fine del vecchio ordine mondiale dove Washington decideva per tutti.
Le élite brussellesi però mettono veti e cerchie, rischiando di far incendiare tutto il continente. Bisogna superare il diritto di veto e andare alla cooperazione rafforzata su difesa e politica estera. Roma deve guidare questo cambiamento, insieme alla Spagna per l'Ovest e alla Polonia per l'Est, in asse strategico con i Baltici e Londra.
Angela Merkel ha detto no alla mediazione. Starmer, Macron e Merz sono deboli per motivi diversi. Meloni ha un anno davanti a sé senza elezioni. Il tempo di fare campagna elettorale interna è finito, ora serve autolesionismo zero e molto lavoro. L'Italia deve collegare la sua visione verso il Sud del mondo con la sicurezza dei confini nord-orientali. Basta mezze misure. L'Ucraina nell'Ue è la vera sfida per un'Europa che vuole contare qualcosa, lontano dalle illusioni di Trump e dall'immobilismo di Bruxelles.