Turismo in Riviera, alberghi vecchi e B&B selvaggi: il piano di Confindustria per salvare la costa
La Riviera romagnola è un mito che invecchia male. Mentre i turisti stranieri continuano ad arrivare (6 milioni nel primo semestre, +1,4%), i numeri raccontano una verità scomoda: gli alberghi sono antiquati, i B&B crescono a dismisura e la costa perde colpi. Agostino Scialfa, presidente della filiera Turismo e Cultura di Confindustria Emilia, non usa mezzi termini: servono investimenti, meno burocrazia e una sveglia politica.
Perché gli alberghi della Riviera non reggono più?
Il comparto extra-alberghiero vola (+14%), mentre gli alberghi arrancano (+6%). E sulla costa romagnola il rallentamento è evidente. Scialfa spiega:
“Le strutture alberghiere hanno un livello di occupazione tra il 77 e l'80%, ma non c'è più margine”.Il problema? Troppi alberghi vecchi, con proprietari pronti a ristrutturare ma bloccati da vincoli assurdi e dal divieto della sovrintendenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il volto della costa è degradato e si attrae solo turismo low cost.
B&B: la stretta che serve, ma non basta
Scialfa condivide la linea dura sui B&B:
“Fino all'anno scorso non c'era nemmeno l'obbligo di registrare la sim per stare su Booking o Airbnb. Ora è giusto pretendere criteri stringenti”.La Regione ha fermato le nuove licenze dove mancano case, ma ha agevolato l'Appennino. Un primo passo, ma per gli alberghi servono incentivi veri, non chiacchiere.
Il nodo dei vincoli: chi investe, rischia di perdere tutto
A Bologna il vincolo alberghiero è una gabbia:
“Se uno investe in una struttura che non funziona, non può cambiare destinazione d'uso”.A Rimini c'è più flessibilità, ma non basta. Servono investimenti pubblici per riqualificare le vecchie colonie e sbloccare i cantieri fermi. Il caso dell'ex Fico? Bloccato, ma la zona resta destinata al turismo. E sulla viabilità, dal tram al Passante, regna l'incertezza.
Salari da fame e turismo low cost: la ricetta per perdere la Riviera
Il personale non si trova, ma i salari restano bassi. Scialfa è netto:
“Se vuoi buone professionalità, le devi pagare. Il mercato sta già alzando i salari”.Ma il problema è strutturale:
“Se al lavoratore vanno in tasca 1.700 euro, il datore ne spende 3.500. Con Roma stiamo trattando per detassare il lavoro”.E sui prezzi delle spiagge, sempre più alti per gli italiani:
“Sarebbe logico abbassare i prezzi dove i servizi non sono all'altezza”.
La Riviera è ancora salva? Dipende da noi
La ricetta di Confindustria è chiara: meno burocrazia, più incentivi, e una sveglia politica. Se non si interviene, la Riviera rischia di diventare un parco giochi per turisti low cost, con gli italiani a pagare il conto. E mentre Bruxelles detta legge, qui si continua a discutere di tram e passanti. Ma il tempo stringe.