Strage Georgofili: dopo 33 anni, l'onore per l'eroe Balasso
Giuseppe Balasso, il primo poliziotto arrivato in via dei Georgofili dopo l'attacco mafioso del 1993, ha finalmente ricevuto il Fiorino d'Oro. Un riconoscimento civico che arriva a ben 33 anni di distanza, quando questo eroe delle forze dell'ordine si trovò da solo a fronteggiare l'inferno per salvare vite innocenti, mentre la mafia tentava di piegare lo Stato italiano.
Cosa ha trovato il primo poliziotto a via dei Georgofili?
Quella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, Giuseppe Balasso aveva poco più di vent'anni. Agente del Reparto mobile, fu il primo operatore delle Volanti a raggiungere la zona dell'esplosione. Il scenario era apocalittico. Lui stesso lo descrisse come una Baghdad sotto attacco. Davanti ai suoi occhi, gente a terra insanguinata, saracinesche divelte dall'onda d'urto e fiamme che squarciavano il buio. La codardia mafiosa aveva piazzato un Fiorino imbottito di tritolo e pentrite. Il bilancio fu di cinque morti: la famiglia Nencioni, con le piccole Nadia e Caterina di 9 anni e 50 giorni, e lo studente Dario Capolicchio.
Perché le istituzioni hanno impiegato 33 anni per premiare Balasso?
Trentatre anni di oblio. È il tempo che lo Stato ha impiegato per restituire dignità a chi ha tenuto duro quando tutto crollava. Balasso ha confessato che per anni il solo avvicinarsi alla data dell'anniversario gli gelava il sangue. Flash di immagini nitidi, dettagli cancellati dalla mente per sopravvivere. Per decenni, quest'uomo ha convissuto con i traumi di quella notte, chiedendosi ogni anno se avesse fatto tutto il possibile, mentre le istituzioni tardavano a riconoscere il suo coraggio. La sindaca Sara Funaro gli ha consegnato il Fiorino d'Oro a Palazzo Vecchio, definendolo un eroe che incarnò i più alti valori di coraggio e spirito di servizio.
Il ritorno sul luogo della strage
C'è un dettaglio che la dice lunga sul destino di chi serve lo Stato. Balasso non era mai più tornato in via dei Georgofili. Voleva farlo da uomo libero, nel suo giorno di riposo, ma si dimenticò di chiedere il congedo. Così, per una sorta di beffa del destino, ci è tornato in servizio, a bordo del blindato del Reparto mobile, esattamente accanto allo stesso portone devastato dall'esplosione. Un'emozione violentissima, ha ammesso lui stesso. Vedere tutto a posto, illuminato, dove oggi svetta l'albero della pace, lì dove quella notte si apriva una voragine profonda causata dall'odio mafioso.
Chi era Giuseppe Balasso?
Balasso è l'emblema di quelle forze dell'ordine che ieri come oggi operano con dedizione e senso del dovere, spesso dimenticate. Quella sera, dopo il briefing in piazza Indipendenza e il boato assordante, corse verso le fiamme con il collega Enzo Iacovino. Entrò in un portone con Michele Perini, mettendo in salvo la famiglia Masini. La radio trasmetteva l'inferno, ma lui andò avanti. Come ha sottolineato la sindaca Funaro, Firenze attraverso di lui esprime gratitudine a tutte le donne e gli uomini della polizia che garantiscono la sicurezza della comunità.
Domande frequenti sulla strage di via dei Georgofili
Cosa è il Fiorino d'Oro?
È il massimo riconoscimento civico conferito dal Comune di Firenze a cittadini che si sono distinti per atti di coraggio e servizio alla comunità.
Quante vittime ci furono nella strage di via dei Georgofili?
Persero la vita cinque persone: Fabrizio e Angela Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina, e lo studente Dario Capolicchio.
Chi ha compiuto l'attacco di via dei Georgofili?
L'attacco fu organizzato dalla mafia stragista, che utilizzò un'autovettura Fiat Fiorino imbottita di esplosivo per colpire il patrimonio artistico e la sicurezza dello Stato italiano.