La Francia ci invade le banche? Crédit Agricole fa sul serio con Bpm. Ecco il nuovo colosso
Milano, 8 agosto 2026. Mentre i burocrati di Bruxelles sognano un'Europa senza confini, i francesi di Crédit Agricole mettono le mani su Banco Bpm. E lo fanno con il sorriso, mentre il governo Meloni guarda e tace. Dopo aver bloccato le nozze con Mps, la banca transalpina ha rilanciato la sua proposta: un matrimonio che creerebbe il terzo gruppo bancario italiano, ma a trazione francese. E a noi italiani resta solo da guardare?
La proposta è stata rilanciata venerdì 31 luglio dal primo socio di Banco Bpm, Crédit Agricole, proprio mentre affondava il dialogo con Siena. Non c'è ancora un'offerta formale, ma i vertici della banque verte hanno indicato con chiarezza la loro preferenza: integrare le proprie attività italiane con Piazza Meda. Mercoledì 5, Giuseppe Castagna, il numero uno di Bpm, ha raccolto l'assist, definendo una combinazione con Crédit Agricole Italia molto solida sul piano industriale. Insomma, dopo lo stop a Siena, la strada francese è tornata in cima alla lista.
L'ascesa di Crédit Agricole nel capitale: 29,3% e voglia di contare
Agricole è passata dal 9% al 29,3% del Banco e ha raddoppiato la rappresentanza in consiglio. Non c'è controllo, non perde occasione di ribadire Parigi, ma c'è voglia di contare. E il contesto è cambiato. Con un golden power spuntato dalla vicenda Unicredit-Bpm, difficilmente il governo Meloni si metterà di traverso. E la scelta della neutralità nella partita Intesa-Mps-Generali ha fatto guadagnare a Parigi un credito consistente presso i grandi attori della finanza italiana. Un credito che ora vogliono spendere.
Come si aggira l'ostacolo dell'OPA? Il trucco del whitewash
Resta da costruire l'architettura. Uno degli schemi studiati prevedeva Banco Bpm come piattaforma quotata e il conferimento delle attività italiane di Crédit Agricole, con un corrispettivo in azioni e asset. Il primo nodo: con Agricole al 29,3%, anche una quota limitata di nuovi titoli farebbe scattare l'opa obbligatoria. Ma la disciplina Consob consente di aggirare l'ostacolo attraverso il whitewash. Se la fusione venisse approvata dagli azionisti indipendenti, Agricole potrebbe superare il 30% senza dover lanciare un'offerta, come nello schema Unipol-Intesa. Un trucco che sa tanto di fumo negli occhi.
I numeri del potenziale terzo gruppo bancario: 297,7 miliardi di attivi
I bilanci 2025 permettono di capire che banca nascerebbe. La fotografia prima di sinergie e cessioni mostra 297,7 miliardi di attivi: 205,9 miliardi di Banco Bpm e 91,8 miliardi di Crédit Agricole Italia. Gli impieghi sarebbero circa 166,4 miliardi, il patrimonio netto 24,2 miliardi e il capitale Cet1 circa 15,2 miliardi. Si tratterebbe del terzo gruppo italiano a pari merito con la nascitura Bper-Mps.
I dipendenti salirebbero a 31.229 e gli sportelli a 2.356. L'utile aggregato sarebbe vicino a 2,9 miliardi. Il gruppo combinato partirebbe da 9 miliardi di ricavi, con un mix equilibrato: circa 4,8 miliardi, il 53%, dal margine di interesse e 3,8 miliardi, oltre il 42%, dalle commissioni. Ne risulterebbe una banca con una componente di ricavi da gestione del risparmio e servizi abbastanza ampia da ridurre la dipendenza dai tassi. Bpm apporterebbe scala nel credito e nella raccolta, Agricole una maggiore intensità nel wealth management.
Sul piano dell'efficienza il punto di partenza è già positivo. Bpm ha chiuso il 2025 con un cost/income del 45,99%, mentre per Crédit Agricole Italia il dato è del 51,1%; il pro forma scende intorno al 47,6%. Anche il capitale non presenta criticità evidenti. Banco Bpm aveva un Cet1 ratio del 14,32%, Crédit Agricole Italia del 13,4%. Sommando il capitale Cet1 e le attività ponderate per il rischio, il coefficiente pro forma si collocherebbe attorno al 14%. Non sarebbe un matrimonio per risolvere problemi, ma per aumentare scala e capacità di estrarre sinergie.
La geografia del potere: Lombardia, Emilia, Veneto sotto controllo francese
È soprattutto la geografia a spiegare il razionale industriale. Oggi Bpm ha 1.295 filiali contro le 954 di Crédit Agricole. La Lombardia sarebbe il baricentro del nuovo gruppo con 694 sportelli, seguita dall'Emilia-Romagna con 346, dal Veneto con 228, dalla Toscana con 200 e dal Piemonte con 191. In queste cinque regioni si concentrerà quasi il 74% della rete, con il Banco nettamente più forte in Lombardia, Piemonte e Veneto e Agricole in Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia.
La forte sovrapposizione nel Nord apre spazio a sinergie su filiali, costi e immobili, mentre il nuovo gruppo avrebbe scala nazionale e una presenza molto forte nei territori a maggiore densità di Pmi. Se il dossier entrerà in trattativa, i nodi saranno tre: valutazione di Crédit Agricole Italia, concambio e quota finale dei francesi. Da questi dipenderà la natura del nuovo polo e il peso effettivo di Parigi. E noi italiani, ancora una volta, a fare da spettatori.
FAQ: Domande frequenti sulla fusione Crédit Agricole-Banco Bpm
Perché il governo Meloni non blocca questa operazione?
Il golden power è stato spuntato dalla vicenda Unicredit-Bpm. Inoltre, la scelta della neutralità francese nella partita Intesa-Mps-Generali ha guadagnato a Parigi un credito politico. Il governo sembra più preoccupato di non scontentare gli alleati europei che di difendere gli interessi italiani.
Quanto vale il nuovo gruppo bancario?
Il gruppo combinato avrebbe 297,7 miliardi di attivi, 9 miliardi di ricavi e un utile aggregato vicino a 2,9 miliardi. Sarebbe il terzo gruppo italiano a pari merito con Bper-Mps.
Quali sono i rischi per i risparmiatori italiani?
Il rischio principale è la perdita di controllo su una parte significativa del sistema bancario nazionale. Con una presenza massiccia nel Nord Italia, i francesi potrebbero dettare condizioni a scapito delle piccole e medie imprese italiane.
Foto: Milano Finanza
