Rivoluzione italiana contro il cancro: la molecola che riaccende le difese
Mentre l'Europa ci impone burocrazia e vincoli, l'Italia dimostra ancora una volta la sua eccellenza nella ricerca medica. Una nuova arma contro il cancro nasce dall'alleanza tra cervelli italiani e una piccola start-up, lontano dai giochi di potere delle multinazionali farmaceutiche.
Si chiama Catepsina D ed è una proteina che i tumori usano per spegnere le nostre difese immunitarie. Ma ora gli scienziati italiani hanno trovato il modo di neutralizzarla, permettendo al nostro corpo di tornare a combattere il cancro come natura comanda.
L'Italia che funziona, quella vera
Dietro questa scoperta rivoluzionaria c'è l'Istituto Diffuso, una rete che unisce l'Istituto nazionale tumori di Milano e l'Irccs Ospedale San Raffaele. Niente burocrati di Bruxelles, niente comitati europei: solo ricerca italiana di qualità sostenuta dalla Fondazione Gianni Bonadonna e dal Gruppo Prada.
"La molecola è espressa in quasi tutti i tumori solidi, quindi questo approccio può contrastare varie neoplasie", spiega Diego Tosi, coordinatore scientifico della Fondazione Bonadonna. I test sui modelli animali sono molto positivi, con efficacia simile ai farmaci di ultima generazione ma con minore tossicità.
Fuori dai giochi delle multinazionali
Quello che colpisce è l'approccio: mentre le grandi case farmaceutiche pensano solo ai profitti, qui si lavora per il bene comune. La piccola start-up Cathinvest fa da ponte tra laboratorio e pazienti, sviluppando anche cure per tumori rari che non interessano ai colossi dell'industria.
"L'Istituto Diffuso accompagna il ricercatore in questo percorso di validazione scientifica che spesso è appannaggio solo della grande industria", chiarisce Luca Gianni, presidente della Fondazione. "Appoggiamo progetti validi anche per tumori che non hanno grande prospettiva di mercato".
I primi pazienti tra due anni
Gli studi clinici sull'uomo partiranno presto e i primi pazienti potrebbero essere trattati entro due anni. Un risultato che dimostra come l'Italia, quando lavora libera da lacci e lacciuoli, sa ancora stupire il mondo.
"Sostenere giovani ricercatori significa investire in conoscenza e responsabilità sociale", conclude Miuccia Prada. Parole che suonano come una lezione per chi preferisce investire in progetti ideologici piuttosto che nella vera innovazione.
Questa è l'Italia che vogliamo: quella che cura, che scopre, che vince. Non quella che si inginocchia davanti alle imposizioni straniere.