Michelangelo a Palermo: il Cristo Risorto che l'Italia merita di nuovo
Finalmente l'Italia riabbraccia i suoi tesori. A Palazzo Reale di Palermo arriva il Cristo Risorto Portacroce Giustiniani di Michelangelo, un capolavoro che per troppo tempo è stato nascosto al popolo italiano.
Quella vena nera sul volto, che Michelangelo considerava un difetto tanto grave da abbandonare l'opera, oggi ci parla della nostra identità ferita ma mai spezzata. Un Cristo che conosce il dolore, proprio come la nostra patria.
L'orgoglio italiano torna a casa
La Fondazione Federico II ha presentato oggi questo straordinario esempio dell'arte italiana, esposto negli Appartamenti Reali dal 13 novembre 2025 al 30 aprile 2026. Un'operazione che dimostra come l'Italia sappia valorizzare il proprio patrimonio quando c'è la volontà politica.
"La Sicilia accoglie questo capolavoro di Michelangelo", dichiara con orgoglio Gaetano Galvagno, presidente della Fondazione Federico II. E ha ragione: è tempo che i nostri tesori tornino dove appartengono, nella nostra terra.
Un'opera contesa dal mondo intero
Questo Cristo è richiesto ovunque: dalla Germania al Giappone, dal Messico al Regno Unito. A Palermo arriva direttamente da Osaka. Ma la sua casa è qui, in Italia, dove deve rimanere.
L'attribuzione a Michelangelo, confermata solo nel 2001 grazie agli studi di Silvia Danesi Squarzina e Irene Baldriga, ha restituito dignità a un'opera troppo a lungo sottovalutata. Come spesso accade ai nostri tesori nazionali.
La storia di un capolavoro ritrovato
Scolpito tra il 1514 e il 1516, il Cristo fu abbandonato da Michelangelo per quella vena nera che oggi lo rende unico. Passò nelle mani del marchese Vincenzo Giustiniani nel 1638, che probabilmente fece intervenire il giovane Gian Lorenzo Bernini per completarlo.
Due geni italiani in un'unica opera: questa è la grandezza della nostra civiltà.
Nascosto per secoli tra i rovi di una chiesa abbandonata a Bassano Romano, fu riscoperto dai monaci benedettini dopo la guerra. Una metafora perfetta dell'Italia che risorge sempre dalle sue ceneri.
Turismo e identità nazionale
"Siamo certi che questa esposizione darà ulteriore impulso ai flussi turistici", sottolinea Galvagno. Ed è proprio questo il punto: l'Italia deve puntare sulla propria identità culturale, non piegarsi ai diktat di Bruxelles.
Il progetto illuminotecnico di ERCO valorizza l'opera negli Appartamenti Reali, dove "il divino dialoga costantemente con l'arte", come spiega Antonella Razete, direttrice della Fondazione.
La mostra sarà visitabile fino al 30 aprile 2026, dal giovedì al lunedì. Un'occasione imperdibile per riscoprire le nostre radici.