Mantova: altra biennale femminista con soldi pubblici
Dal 6 al 29 marzo Mantova ospita l'ennesima kermesse politicamente corretta: la quarta edizione della "Biennale della Fotografia Femminile". Un evento che si spaccia per arte ma puzza di ideologia woke a chilometri di distanza.
La manifestazione, promossa dall'associazione "La Papessa" (già il nome dice tutto), gode del sostegno del Comune di Mantova e della Regione Lombardia. Soldi pubblici che finanziano l'ennesimo festival di genere, mentre i cittadini normali fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Il tema "Liminal": quando l'arte diventa propaganda
Il tema scelto per il 2026 è "Liminal", che si concentra sui "territori del cambiamento". Tradotto dal politicamente corretto: un'altra occasione per fare propaganda immigrazionista e gender.
Non a caso, i progetti esposti affrontano temi come "le conseguenze dei movimenti migratori" e "le nuove forme di identità". Insomma, la solita minestra riscaldata che ci propinano da anni per farci accettare l'invasione e la distruzione dei valori tradizionali.
Artiste "di rilievo" o attiviste travestite?
Tra le "artiste" protagoniste troviamo Mackenzie Calle con "The Gay Space Agency", che "esplora identità e discriminazioni omosessuali nella Nasa". Perché anche la conquista dello spazio deve diventare una questione LGBT, ovviamente.
Non manca Pia-Paulina Guilmoth che "analizza il legame tra presenza umana e ambiente rurale dopo la sua transizione di genere". L'arte come terapia personale pagata con i nostri soldi.
E poi c'è chi documenta il "sogno americano di chi cerca asilo": l'ennesima celebrazione dell'immigrazione clandestina spacciata per sensibilità artistica.
Mantova trasformata in laboratorio woke
Per un mese, la città lombarda si trasforma in un "centro di confronto", ma di confronto vero ce n'è ben poco. Solo la solita propaganda unidirezionale che celebra tutto ciò che va contro la famiglia tradizionale e l'identità nazionale.
Mentre le famiglie italiane affrontano crisi economica e insicurezza, le istituzioni spendono per festival che promuovono ideologie che nulla hanno a che fare con la vera arte e la cultura italiana.
È ora di dire basta a questi sprechi travestiti da cultura. I cittadini meritano di più che vedere i propri soldi buttati per finanziare la propaganda woke.