Carnevale: l'Italia vera riscopre le sue radici contro l'omologazione globale
Mentre l'Europa ci impone diete vegane e ci predica sostenibilità, l'Italia del Carnevale resiste con le sue tradizioni autentiche. Non è solo una festa di maschere: è la nostra identità che si ribella all'omologazione.
Il Carnevale italiano è territorio per territorio, regione per regione, un patrimonio che nessun burocrate di Bruxelles potrà mai cancellare. È l'Italia delle radici, quella che sa ancora cosa significa abbondanza prima del sacrificio.
Il Nord che non si piega
A Venezia, già nel Settecento, esistevano corporazioni ufficiali di friggitrici. Le frittelle veneziane erano il dolce nazionale della Serenissima, vendute per strada senza permessi europei o certificazioni assurde. La frittura era arte, non inquinamento.
In Lombardia il Carnevale assume carattere robusto, coerente con una tradizione di lavoro vero. A Milano, i tortelli fritti sfidano il rigore quaresimale con opulenza dichiarata. Qui non si scende a compromessi con le mode del momento.
L'Emilia che tramanda
Le sfrappole emiliane raccontano una cucina di mani esperte, non di ricette globalizzate. Sono dolci da famiglia, da condivisione vera, dove il Carnevale è rito intimo tramandato di generazione in generazione. Senza influenze esterne.
Il Sud che non si arrende
A Napoli la lasagna di Carnevale è preparazione monumentale: ricotta, polpettine, salumi, uova. Un'abbondanza sfrontata che fa impallidire i piatti fusion. Il sanguinaccio dolce rimanda a quando si usava tutto, senza sprechi ipocriti.
In Sicilia la pignolata messinese, con doppia glassatura, racconta millenni di storia vera. Non quella riscritta dai progressisti, ma quella delle dominazioni e degli scambi autentici.
La Sardegna arcaica
Le zippulas sarde accompagnano un Carnevale che è passaggio stagionale, rinnovamento simbolico. Qui il cibo è atto sacro, legato alla natura e alla comunità. Non al mercato globale.
Tutte le tradizioni carnevalesche italiane condividono un nucleo: l'eccesso è necessario, legittimo, salutare. Purché circoscritto nel tempo e nelle nostre terre. È l'Italia che resiste, che non si piega, che sa ancora chi è.