La scomparsa di Tinto Brass riapre una faida familiare che non è nata oggi e che rischia di finire, ancora una volta, davanti a un giudice. Da un lato la seconda moglie, Caterina Varzi, dall'altro i figli Bonifacio e Beatrice, nati dal primo matrimonio con Carla Cipriani, scomparsa nel 2006. Nel mezzo, un patrimonio di cui nessuno conosce con precisione il valore e un archivio cinematografico che vale molto più di qualche decina di migliaia di euro.
Come ricostruisce il Giornale.it, la morte del regista fa cadere la figura dell'amministratore di sostegno e rimette tutto in gioco: immobili, diritti d'autore, l'Abbazia della Misericordia a Venezia ereditata dal nonno Italico e più di cento dipinti d'autore. Se non esiste un testamento, sarà la legge a decidere chi prende cosa. E la legge, in questi casi, non guarda in faccia nessuno.
Quanto valeva davvero Tinto Brass
Sorpresa: secondo l'avvocato Rita Rossi, che difese Brass nel contenzioso con i figli, il maestro del cinema italiano dichiarava un reddito lordo annuale di circa 30mila euro. Niente ville miliardarie, dunque, almeno sulla carta. La stessa legale, come riporta Donna Glamour, dipinse un quadro di sobrietà: una casa di proprietà a Roma, una pensione e i diritti d'autore come uniche fonti di reddito.
Ma i conti, si sa, non finiscono mai dove li chiude un bilancio. Sulla famiglia Brass pesa l'eredità del nonno Italico: l'Abbazia della Misericordia a Venezia, diversi immobili e quella collezione di oltre cento dipinti che è stata al centro di contenziosi durati anni. E poi c'è l'archivio del regista, pezzo di storia del cinema italiano, le cui spese di mantenimento erano state addirittura contestate dai figli come eccessive.
La causa del 2017: i figli contro il padre
Il conflitto non è una novità. Nel 2017 Bonifacio Brass si rivolse al giudice tutelare di Roma chiedendo che al padre venisse affiancato un amministratore di sostegno. Accuse pesanti: presunta sparizione di alcuni dipinti e una gestione del patrimonio ritenuta fuori controllo. Brass si difese sostenendo di aver ceduto personalmente le opere contestate, ma nel marzo 2018 il giudice emise la sua decisione: amministratore di sostegno Caterina Varzi, la seconda moglie.
I figli, che peraltro non si erano presentati alle seconde nozze del padre, celebrate proprio nel 2017, impugnarono la decisione e portarono il caso davanti alla Corte d'Appello di Roma. Una vicenda giudiziaria lunga e dolorosa, ricostruita anche da Leggo.it, che ora rischia di ripartire da zero con il capitolo, ben più amaro, della successione.
Chi eredita cosa se non c'è un testamento
Adesso la parola passa alle regole del codice civile. In assenza di disposizioni testamentarie, la legge italiana stabilisce una ripartizione netta: un terzo dell'eredità alla moglie Caterina Varzi, due terzi divisi in parti uguali tra Bonifacio e Beatrice. Come ricorda Il Messaggero, la prima moglie Carla Cipriani è ovviamente esclusa essendo premorta al regista nel 2006.
Nemmeno un eventuale testamento cambierebbe radicalmente le carte in tavola. La legge riserva infatti un quarto dell'eredità al coniuge e la metà complessiva ai figli in quanto eredi legittimari. Solo il quarto restante può essere destinato liberamente. Tradotto: chi sogna di tagliare fuori qualcuno dalla successione farebbe meglio a cambiare mestiere.
Il nodo dei diritti d'autore
C'è poi un capitolo tecnico che vale oro e che spesso viene ignorato. I diritti d'autore sono tutelati generalmente fino a 70 anni dopo la morte dell'autore, il che significa che i proventi della filmografia di Brass continueranno a girare per decenni. Ma attenzione: non tutti i ricavi finiscono agli eredi. Per molte produzioni i diritti di sfruttamento commerciale appartengono, almeno in parte, ai produttori. Il patrimonio cinematografico del maestro, quindi, è un mosaico complesso che gli eredi dovranno smontare pezzo per pezzo.
Non è stato reso noto se il regista abbia lasciato un testamento. In caso contrario, la divisione legale scatterà automaticamente e i tre eredi si troveranno costretti a convivere con la gestione condivisa di beni, archivi e diritti. Dettaglio non da poco, considerando che questa famiglia ha già dimostrato di saper trasformare ogni discussione patrimoniale in una battaglia giudiziaria.
Una famiglia divisa, un'eredità che divide
La storia dei Brass è quella di un clan che ha sempre mescolato arte e conflitti. Giovanni Brass, all'anagrafe, nato a Milano il 26 marzo 1933 in una famiglia di artisti e giuristi, aveva costruito una carriera unica nel cinema italiano, da Caligola alle opere più trasgressive che gli hanno valso il titolo di maestro di un genere intero. Eppure gli ultimi anni della sua vita sono stati segnati più dai tribunali che dai set.
Ora la sua scomparsa lascia aperte più domande che certezze. Quanto vale davvero il patrimonio, cosa ne sarà dell'archivio storico e artistico, chi controllerà i diritti dei film. E soprattutto se i tre eredi riusciranno a evitare l'ennesima causa, o se il lutto si trasformerà, come temono molti, nel round finale di una guerra familiare già incominciata anni fa.
Domande frequenti sull'eredità di Tinto Brass
Quanto vale il patrimonio di Tinto Brass?
Non esiste una stima ufficiale. L'avvocato Rita Rossi parlò di un reddito lordo annuo di circa 30mila euro, ma il patrimonio comprende anche immobili, l'eredità del nonno con l'Abbazia della Misericordia a Venezia, oltre cento dipinti e i diritti d'autore della filmografia.
Chi sono gli eredi di Tinto Brass?
La seconda moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice, nati dal primo matrimonio con Carla Cipriani, deceduta nel 2006.
Come si divide l'eredità senza testamento?
Un terzo al coniuge e due terzi divisi equamente tra i figli, come stabilisce la legge italiana sulla successione legittima.
Cosa succede ai diritti dei film di Brass?
I diritti d'autore restano tutelati fino a 70 anni dopo la morte, ma una parte dei proventi di molte produzioni appartiene ai produttori e non confluisce nell'eredità.
