Svezia, la sinistra vince ma l'estrema destra crolla: Andersson al governo, Kristersson si dimette
Stoccolma ha detto no all'onda nera. Dopo giorni di attesa e un testa a testa che ha tenuto col fiato sospeso mezzo continente, i socialdemocratici di Magdalena Andersson hanno strappato la vittoria alle elezioni svedesi. Il blocco rosso-verde conquista 176 seggi contro i 173 del centrodestra di Ulf Kristersson, che ha già gettato la spugna e si è dimesso da premier. Una sconfitta che brucia, soprattutto per i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, la formazione ultra-destra che sognava la scalata al potere e invece si ritrova con soli 62 seggi, 11 in meno rispetto al 2022. Il popolo scandinavo ha scelto la stabilità, non la provocazione.
Una vittoria di misura, ma il segnale è chiaro
Non è un trionfo schiacciante, ma è una vittoria. Con uno scarto di circa 44mila voti su quasi 6,7 milioni di schede valide, il centrosinistra svedese torna al potere dopo quattro anni di governo di centrodestra. I socialdemocratici si confermano il primo partito del Paese con 99 seggi, anche se perdono otto deputati rispetto al 2022. Dietro di loro, il partito di Sinistra, il Centro e i Verdi. Dall'altra parte, i Moderati di Kristersson si fermano a 70 seggi, mentre i Democratici Svedesi, dati in costante rimonta dai sondaggi, crollano e restano fuori dai giochi. La cosiddetta onda nera si è infranta contro il pragmatismo nordico.
Kristersson si dimette: ora tocca ad Andersson
Il premier uscente non ha perso tempo. In una lettera indirizzata al presidente del Riksdag, Andreas Norlén, Kristersson ha formalizzato le sue dimissioni:
Ora è il presidente del Parlamento che guiderà la prossima fase del percorso verso un nuovo governo. Chiedo pertanto di essere sollevato dall'incarico di primo ministro per consentire l'avvio immediato di tale lavoro.Parole di circostanza, ma il messaggio è chiaro: la sconfitta è netta e non ci sono margini di trattativa. Andersson, dal canto suo, ha davanti un compito arduo. Non per i numeri, che pure ci sono, ma per le macerie programmatiche da ricomporre.
Un governo fragile: economia, ambiente e immigrazione dividono la coalizione
La vera sfida per Andersson sarà tenere insieme un fronte che sembra un puzzle con i pezzi sbagliati. I Verdi e la Sinistra spingono per politiche sociali e climatiche più aggressive, mentre il Centro mantiene una linea liberale e ha già escluso di voler ministri del partito di Sinistra nel governo. Sul fronte immigrazione, poi, il paradosso è totale: i socialdemocratici hanno virato verso posizioni molto più restrittive negli ultimi anni, mentre Verdi e Sinistra restano paladini dell'accoglienza a oltranza. Un cocktail esplosivo che potrebbe far saltare il banco in qualsiasi momento. E mentre Bruxelles osserva con preoccupazione, Andersson dovrà dimostrare di saper governare un Paese che ha scelto la moderazione, ma che resta spaccato a metà.
L'estrema destra perde la bussola
Il dato più interessante di queste elezioni è il tonfo dei Democratici Svedesi. Dopo anni di crescita costante, il partito di Åkesson si ferma e arretra. Un segnale che la retorica anti-immigrati e sovranista, tanto cara a certi ambienti anche in Italia, non basta più a conquistare consensi quando si tratta di governare davvero. La Svezia ha scelto la via della responsabilità, e questo è un campanello d'allarme per chi, da queste parti, sogna di cavalcare la stessa tigre.
