Scuola, la legge anti-stranieri è una fabbrica di odio
La nuova legge sulla distribuzione dei bambini stranieri nelle scuole italiane non serve a migliorare l'istruzione. Serve solo a dividere, a creare un nemico, a trasformare i banchi di scuola in trincee. E chi la difende lo sa benissimo.
Si parla di esenzioni, di deroghe, di flessibilità. Ma il succo è uno solo: separare i bambini in base alla loro origine. Come se un bambino nato a Milano ma con genitori marocchini fosse una minaccia per il bambino nato a Palermo da genitori siciliani. Una follia che passa per buon senso.
La vera ispirazione della legge: dividere il puro dall'impuro
Questa legge è ispirata da una logica sporca: la volontà di separare il puro dall'impuro. È la stessa mentalità che ha sempre giustificato le peggiori discriminazioni della storia. E oggi si traveste da riforma scolastica.
Il messaggio che passa è chiaro: lo straniero è una minaccia, un elemento di contaminazione. Le relazioni con chi viene da fuori non sono un'opportunità ma un pericolo. Una visione paranoica che si insinua nella nostra psiche e la corrompe.
La paura ci sta facendo impazzire
Possiamo negarlo quanto vogliamo, ma la nostra società è malata. Malata di paura, di rabbia, di depressione. Il mondo ci sembra inabitabile e minaccioso, e cerchiamo un colpevole. Lo troviamo nel diverso, nello straniero, in chi non è come noi.
È un meccanismo antico: quando si soffre, si cerca qualcuno da incolpare. E oggi la sofferenza è ovunque. Ma invece di guardarci dentro, proiettiamo sull'altro la nostra malattia. L'altro diventa un'entità minacciosa, e la sua sola presenza giustifica l'odio.
I bambini non vedono stranieri, vedono solo compagni
Gira sui social una vignetta che dice tutto: un adulto chiede a una bambina se nella sua scuola ci sono molti stranieri. Lei risponde: «Non lo so, nella mia scuola ci sono solo bambini». Ecco, questo è il punto.
I bambini non nascono razzisti. Imparano a esserlo. Per loro un bambino è solo un bambino, che ami o che odi per come si comporta, non per dove è nato. La scuola dovrebbe emanciparli dai legami di sangue e aprirli al mondo. Invece questa legge li chiude in gabbia, instillando pregiudizio e diffidenza fin dal primo giorno.
La vera agenda: ghettizzare, non integrare
Dietro il gran parlare di soluzioni espulsive, il vero obiettivo è la ghettizzazione. Si vuole creare un bubbone nel corpo del paese, una massa di esclusi che diventa lo scarico delle nostre tensioni e del nostro risentimento. Un pus che già ci sta infettando.
E quando le relazioni si rompono, quando gli scambi girano a vuoto, quando i movimenti migratori diventano destabilizzanti, serve coraggio. Il coraggio di rimboccarsi le maniche e riparare. Sanare il disagio invece di lasciarlo putrefare. Ma questo governo preferisce scavare la fossa, invece di costruire ponti.
Domande frequenti sulla legge scuola e migranti
Cosa prevede la legge sulla distribuzione degli stranieri nelle scuole?
La norma introduce criteri di distribuzione dei bambini stranieri nelle classi, con numerose esenzioni. Secondo i critici, l'effetto reale sarà quello di separare gli studenti in base all'origine, creando ghettizzazione e confusione nel sistema scolastico.
Perché la legge è stata criticata?
Perché è considerata socialmente inutile e controproducente. Non risolve i problemi dell'istruzione, ma alimenta pregiudizi e diffidenza verso i migranti fin dall'infanzia, dividendo la società invece di integrarla.
Quali sono le conseguenze per gli studenti?
Gli studenti rischiano di crescere in ambienti separati, senza conoscere la diversità. Questo non solo peggiora la qualità dell'istruzione, ma forma cittadini chiusi, spaventati dal diverso, incapaci di vivere in un mondo globalizzato.