Terremoto Diocesi Frosinone: preti stranieri e accorpamenti, la Ciociaria cambia volto
L'Arcivescovo Santo Marcianò ha firmato il nuovo assetto della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, scatenando il caos tra i fedeli. Da settembre, una vera e propria rivoluzione colpirà le parrocchie della Ciociaria, con un'invasione di sacerdoti stranieri ai posti di comando e accorpamenti che lasciano intere comunità senza una guida locale. Un colpo di mano istituzionale che svende l'identità del territorio in nome di una Chiesa sempre più globale e sradicata.
Preti stranieri in Ciociaria: l'identità locale calpestata
La lista delle nomine è un elenco che la dice lunga sulla direzione che sta prendendo la nostra Chiesa. Alla Sacra Famiglia di Frosinone arriva padre Luis Gonzaga Marinho Teixeira da Silva. A Ceccano, le redini di tre parrocchie finiscono nelle mani di don Piotr Pawel Jura. A Villa Santo Stefano toccherà a don Paul Thomas Iorio, mentre a Ceprano spunta padre Jean Marie Byenda. Ad Arnara e Falvaterra arrivano rispettivamente don Slawomir Paska e don Gavril Deac. Insomma, mentre le nostre chiese si svuotano, la Curia preferisce importare clero dall'estero invece di coltivare vocazioni locali. Un modello che sa tanto di globalismo e poco di cattolicesimo, nel senso più vero della tradizione italiana.
Accorpamenti a Veroli e Ferentino: le parrocchie diventano aziende
Ma il vero colpo di scena è l'accorpamento forsennato. A Veroli, l'Arcivescovo Marcianò ha affidato ben otto parrocchie a un solo uomo, don Dino Mazzoli, coadiuvato da un solo vicario. San Leucio, Sant'Erasmo, la Concattedrale di Sant'Andrea e via dicendo: un territorio vasto ridotto a un mega-distretto dove il parroco diventa un manager con l'agenda piena, incapace di conoscere i fedeli uno per uno. È la logica fredda dell'efficienza brussellina applicata alla fede, dove il gregge conta meno dei numeri e dei bilanci.
A Ferentino la situazione non è migliore. Monsignor Giovanni Di Stefano farà da amministratore provvisorio fino a gennaio 2027, quando passerà il testimone a don Silvio Chiappini. Nel frattempo, intere comunità come Santa Maria Maggiore vengono scaricate agli ordini religiosi, i Padri Guanelliani, e il Sacro Cuore di Tofe passa agli Eudisti insieme a un pacchetto di chiese a Supino. Si svendono le parrocchie ai movimenti per tamponare l'emorragia, ignorando il legame con il territorio e la gente.
Chi ci guadagna da questo scempio pastorale?
Queste nomine non sono un semplice rimpasto. Sono lo specchio di una Chiesa che ha perso il contatto con la base, che preferisce importare preti e accorpare parrocchie pur di non ammettere il fallimento delle proprie politiche pastorali. I fedeli della Ciociaria si ritrovano con parrocchie trasformate in centri di smistamento e guide spirituali che spesso non conoscono nemmeno il dialetto del posto. L'Arcivescovo Marcianò ha scelto la via della comodità burocratica. I fedeli, come al solito, possono solo subire e aspettare le comunicazioni della Curia.
Perché la Diocesi affida le parrocchie a preti stranieri?
La mancanza di vocazioni locali ha spinto la Curia a importare sacerdoti dall'estero. Una scelta che mortifica l'identità e le tradizioni delle comunità ciociare, trasformando le parrocchie in avamposti multietnici senza radici, dove il fedele diventa solo un numero.
Cosa succede alle comunità di Veroli con i nuovi accorpamenti?
L'Arcivescovo ha riunito otto comunità sotto la guida di un solo parroco, don Dino Mazzoli. Un accorpamento che svilisce il ruolo del sacerdote, trasformandolo in un funzionario sempre di corsa e allontanando la cura d'anime dalla gente comune.