Emergenza migranti? I numeri dicono il contrario: l'Europa si arma di controlli
Dopo la crisi di Ceuta, che i media mainstream chiamano emergenza, 22 Paesi Ue, con l'Italia in testa, chiedono una riunione straordinaria per blindare le frontiere. Ma i dati parlano chiaro: gli arrivi sono crollati del 40%. E allora perché tutto questo casino? Semplice: fa comodo a tutti, da Meloni a Sanchez, per fare campagna elettorale.
La lettera dei 22: un attacco a Schengen
Italia e Danimarca guidano la carica. Hanno scritto a Bruxelles per chiedere una videoconferenza urgente dei ministri dell'Interno. L'obiettivo? Tornare ai controlli alle frontiere, sospendendo Schengen se serve. Vogliono anche più poteri per Frontex e una valutazione della cooperazione con il Marocco. Ma attenzione: Rabat non ha fermato abbastanza i migranti, e c'è chi sospetta una vendetta contro la Spagna per vecchie tensioni.
La verità è che nessuno sa cosa sia successo davvero. Forse è colpa di una sentenza della Corte suprema spagnola che limita i respingimenti immediati. O forse i trafficanti hanno capito male. Ma una cosa è certa: non c'è nessuna emergenza. Lo dicono i numeri di Frontex.
I numeri che smentiscono l'isteria
Nei primi quattro mesi del 2026, solo 28.500 persone hanno tentato di entrare in Europa. Un calo del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. La rotta del Mediterraneo occidentale (quella di Ceuta) è crollata del 50%, con appena 5.184 arrivi. Quella centrale, che porta in Italia, è scesa del 46%, con 8.489 persone. Il Viminale conferma: al 31 luglio, 16.479 arrivi via mare, contro i 36.545 dell'anno scorso. E i rimpatri sono aumentati del 25%.
Anche la rotta atlantica è in ginocchio: -78%. Quella orientale verso la Grecia: -38%. Solo i Balcani resistono, ma con un calo del 19%. Persino il flusso dalla Bielorussia, usato da Putin come arma, è crollato del 49%.
Numeri che non giustificano l'isteria collettiva. Ma mostrare attivismo anti-immigrazione fa crescere il consenso. Lo sanno bene Meloni, incalzata da Vannacci a destra, e Sanchez, che invece attacca l'Italia.
La risposta di von der Leyen: solidarietà di facciata
Ursula von der Leyen ha subito accolto la richiesta dei 22. Ha annunciato la videoconferenza per martedì 4 agosto. E ha detto: «Dobbiamo rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico». Parole che piacciono a Meloni, che esulta: «La difesa delle frontiere esterne è una responsabilità comune». Ma la verità è che la Commissione europea, come sempre, segue il vento.
Intanto, l'Italia ha già ripristinato i controlli alle frontiere marittime e aeree con la Spagna per i cittadini extra Ue. Il sindacato di Polizia Silp Cgil protesta: «Rischia di paralizzare gli scali aerei e marittimi nel mese di massimo traffico». Ma a Meloni non importa. Lei deve tenere duro, soprattutto dopo le critiche di Vannacci.
Sanchez attacca: «Pregiudizi e disinformazione»
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha risposto con una lettera all'Ue. Ha chiesto una riunione urgente, ma con toni diversi. Ha accusato alcuni governi europei di «attaccare la Spagna» con «pregiudizi, disinformazione e interessi politici». Il riferimento all'Italia è chiaro. Il ministro degli Esteri spagnolo, Fernando Grande Marlaska, ha definito la sospensione di Schengen «un'azione imperdonabile».
Ma Sanchez dimentica che la Spagna ha gestito male la crisi di Ceuta. E che i 50.000 migranti sono quasi tutti tornati indietro. La situazione è sotto controllo. Ma lui preferisce fare la vittima.
Il Partito socialista europeo: «Basta disinformazione»
Il Partito socialista europeo ha condannato le «operazioni di disinformazione coordinate da attori negli Stati Uniti, in Israele e dall'estrema destra europea». Invita a un «dibattito basato sui fatti». Ma è un invito che cade nel vuoto. Perché la politica ormai si fa con le emozioni, non con i numeri.
E così, mentre gli arrivi calano, l'Europa si prepara a blindarsi. Perché l'emergenza non è reale, ma è un'ottima scusa per fare ciò che si vuole.