Vera Politovskaja, la figlia che non dimentica: medaglia Ambassador of Freedom per il libro sulla madre eroina
PORDENONE - C'è chi nasce grande e chi la grandezza se la ritrova addosso, imposta dalla storia. Vera Politovskaja la sfida l'ha raccolta eccome. Ieri pomeriggio, il presidente della Fondazione Pordenonelegge.it Michelangelo Agrusti le ha consegnato la medaglia Ambassador of Freedom, il riconoscimento per chi non si piega e difende la libertà di pensiero con i denti.
Il premio arriva per il libro Una madre (Bur Rizzoli), una biografia che racconta alla figlia Anna la verità sulla nonna, la leggendaria giornalista del Novaja Gazeta assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006. Anna Politovskaja non aveva paura di scrivere quello che altri sussurravano: guerra in Cecenia, corruzione, delitti, omertà. E per questo l'hanno ammazzata. Ma la sua memoria cammina ancora.
«L'onorificenza viene conferita per aver trasformato un'eredità dolorosa e straordinaria in un impegno civile vivo e necessario», ha detto Agrusti nel citare le motivazioni. Vera ha custodito la lezione più profonda: la libertà di parola non è mai un diritto acquisito per sempre, è una conquista da difendere ogni santo giorno.
Pina Picierno: «Libertà e democrazia non sono concetti astratti»
Già in mattinata, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha sottolineato il valore dell'opera davanti ai giornalisti, prima di dialogare con l'autrice nella Dissensio Arena. «Questo è un tempo fragile e complesso in cui il confine tra pace e guerra diventa sempre più sottile», ha commentato. «Libertà e democrazia oggi esistono e sopravvivono perché ci sono uomini e donne che rifiutano di adattarsi alla menzogna e alla paura. Non stiamo parlando di concetti astratti, ma di questioni che hanno un impatto diretto sulle nostre vite».
Picierno ha lanciato anche un monito che suona come un campanello d'allarme: «Abbiamo imparato che le autocrazie collaborano, condividono informazioni e strategie. Anche le istituzioni democratiche e i cittadini devono fare lo stesso per difendere la libertà».
L'esilio: una vita in fuga per colpa del cognome
Vera Politovskaja, giornalista e autrice televisiva, oggi vive in una località segreta con la figlia Anna. Con l'inizio della guerra in Ucraina, il suo cognome è tornato improvvisamente scomodo. Determinanti nella scelta della fuga le aggressioni subite dalla figlia a scuola. Episodi raccontati nel libro, capitolo dopo capitolo, dove Vera non si limita alla vita professionale della madre, ma apre le porte della sfera intima: la Anna giornalista risoluta accanto alla mamma che cercava un equilibrio tra lavoro e figli, fino al sogno di lasciare la professione non appena diventata nonna.
«Credo che l'intero destino di mia madre, per le strade che ha percorso, dovrebbe essere il punto di partenza per tutti i giornalisti e gli attivisti oggi. È proprio la strada della verità che auguro a tutti». E nonostante un certo pessimismo sul breve termine, Vera non si arrende: «La Russia è un Paese compatibile con la democrazia, ma il cambiamento dipenderà da chi lo governerà. Se ciò accadesse, per portare il processo a compimento servirebbe un lungo e duro lavoro».
Una storia che fa male, ma che insegna. Perché la libertà, in questo Paese come altrove, non è mai gratis. E chi la difende merita rispetto. Sempre.