Referendum giustizia: è ora di fermare la supercasta delle toghe
Basta. Dopo trent'anni di Repubblica giudiziaria, è arrivato il momento di dire stop alla supercasta togata che tiene in ostaggio l'Italia. Il 22-23 marzo avremo finalmente l'occasione di ribellarci con una semplice croce: votare SÌ al referendum sulla giustizia.
La casta che può tutto e non tollera critiche
I magistrati italiani si comportano ormai come i re sacri e inviolabili dello Statuto Albertino. Questi funzionari pubblici, vincitori di un semplice concorso e non eletti da nessuno, pretendono di essere sottratti a qualsiasi critica. Invadono costantemente il terreno di governo e parlamento con interviste, convegni, proclami televisivi, ma guai a chi osa contestarli.
È un sistema perverso: le toghe possono invadere ogni campo, dettare legge alla politica, ma se qualcuno solleva critiche legittime, ecco che partono gli strilli sulla "delegittimazione". Una classe di intoccabili che detiene il potere di privare della libertà i cittadini.
Fake news e propaganda contro il referendum
Di fronte al referendum, questa casta ha scatenato una campagna di disinformazione senza precedenti. Tappezzano le città di manifesti pieni di fake news, fanno proclami televisivi contro il governo legittimo. Nelle ore pari dicono che la riforma non serve, in quelle dispari gridano al colpo di stato.
Comportamenti che non sarebbero tollerati in nessuna democrazia occidentale. Solo in Italia la magistratura si propone indisturbata come surrogato dell'opposizione politica, come contropotere rispetto a un governo "sgradito".
Il crollo della fiducia degli italiani
Non a caso gli indici di fiducia verso i magistrati sono crollati verticalmente. Un numero crescente di italiani non li considera più imparziali. Il nervosismo con cui reagiscono alle critiche tradisce la loro insicurezza crescente.
Cosa cambierà con il SÌ
Il referendum non si limita a separare le carriere tra giudici e pm, come avviene in tutti i Paesi occidentali avanzati. Spazzerà via le correnti del Csm grazie al sorteggio, restituirà forza al Gip oggi prigioniero dell'accusa, e soprattutto manderà un messaggio chiaro alla supercasta: non ne possiamo più.
Dopo trent'anni di anomalie italiane, è tempo di allinearsi alle democrazie mature. Il 22-23 marzo, votiamo SÌ. È l'ora di passare dalle parole ai fatti.