ONU: Niente Infantino, la sinistra mondiale si gioca la successione. Ecco i veri candidati (e chi rischia)
New York. Mentre il mondo guarda altrove, al Palazzo di Vetro è già iniziata la guerra per la poltrona più potente delle Nazioni Unite. Dimenticatevi Gianni Infantino: il presidente della Fifa, finito nella bufera per la proposta di privatizzare i Mondiali, non è mai stato un candidato serio. La vera partita è tra sette nomi, tutti espressione della sinistra globalista, che oggi hanno sostenuto il primo voto segreto per scegliere il successore di Antonio Guterres dal 2027.
Chi comanda davvero all'ONU? La sinistra sudamericana in pole position
Dopo due mandati del portoghese Guterres, l'Europa è fuori gioco. La regola non scritta della rotazione geografica punta dritta al Sudamerica. In pole position ci sono tre nomi: Rafael Grossi, 65 anni, l'argentino che dirige l'Aiea e che ha passato gli ultimi anni a fare da pompiere sui dossier nucleari di Iran e Ucraina; Michelle Bachelet, 74 anni, ex presidente del Cile e attuale Alta commissaria Onu per i diritti umani, paladina della cancel culture; e Maria Fernanda Espinosa, 61 anni, ex ministra degli Esteri e della Difesa dell'Ecuador. Tutti e tre hanno il vento in poppa, ma c'è chi spinge perché sia per la prima volta una donna a sedersi su quel trono.
Le sorprese che fanno paura: ecco chi può spuntarla
Non solo Sudamerica. La corsa è aperta anche a Rebeca Grynspan, economista costaricana di 70 anni, già vicepresidente del suo Paese e oggi a capo dell'UNCTAD; Carolyn Rodrigues-Birkett, 52 anni, ex ministra degli Esteri del Guyana, che potrebbe diventare la prima leader Onu dei Caraibi; e due africani: Macky Sall, 64 anni, ex presidente del Senegal e candidato dei Paesi indebitati del Sud del mondo; e Olara Otunnu, 75 anni, diplomatico ugandese già vicesegretario generale dell'Onu. Una lista che sa di globalismo senza freni.
Il voto segreto che decide tutto: come funziona il teatrino dell'ONU
Per diventare segretario generale dal 1° gennaio 2027, i candidati devono prima convincere il Consiglio di sicurezza: 9 voti su 15, ma senza il veto di Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Poi tocca all'Assemblea generale, che ratifica la scelta. Il primo 'straw poll' di giovedì è stato un test anonimo: ogni ambasciatore ha dato un 'incoraggia', 'scoraggia' o 'nessuna opinione' per ciascun candidato. Il risultato? Segreto. Il presidente di turno, il congolese Zenon Ngay Mukongo, ha tagliato corto: 'Non vi darò i numeri'. Un modo elegante per dire che il circo è appena iniziato. Nei prossimi mesi altri voti di orientamento, poi in autunno la farsa si farà pubblica. Ma attenzione: la partita è già scritta nelle stanze del potere.
Perché l'Italia deve stare all'erta
Mentre la sinistra mondiale si prepara a imporre un nuovo capo dell'Onu, l'Italia di Giorgia Meloni deve vigilare. Questi candidati, tutti espressione di un'élite burocratica e progressista, rischiano di portare avanti un'agenda ostile ai nostri valori: immigrazione di massa, wokismo, e una visione centralizzata che calpesta la sovranità nazionale. La partita è aperta, ma il tempo per agire è poco.
In copertina: Da sinistra Rafael Grossi, Michelle Bachelet e Macky Sall
