Milano, Vannacci spacca tutto: il candidato sindaco fa infuriare fascisti e leghisti
Agosto bollente per Futuro Nazionale a Milano. Il generale Roberto Vannacci ha scelto Carmelo Burgio come candidato sindaco, ma la decisione sta facendo tremare le fondamenta del partito. Tra ex leghisti, vecchi missini e filorussi, il malcontento è alle stelle.
Chi è Carmelo Burgio, il candidato che divide
Burgio, generale di brigata dei carabinieri, è nato a Roma e vive a Tirano. Gli ex leghisti di FnV non digeriscono la sua provenienza e la scarsa conoscenza della città. Ma il vero terremoto arriva dalle sue dichiarazioni: “Non apprezzo l’opera politica di Mussolini”. Parole che hanno fatto saltare i nervi all’ala più estrema del partito, quella che nel Duce vede il proprio riferimento culturale.
La rivolta interna: chi non ci sta
Non solo nostalgici del fascismo. I filorussi di FnV sono delusi: Burgio ha servito in Afghanistan in ambito Nato, quindi è considerato filoatlantista. E poi c’è il caso Luca Bernardo, pediatra ed ex candidato sindaco del centrodestra, che per poco non ha sbattuto la porta in faccia a Vannacci. Lui smentisce:
“Sono falsità. Burgio è la figura giusta per Milano. Farà tornare la città sicura e soprattutto grande”.
I precedenti imbarazzanti: condannati e indagati nel partito
La scelta di Vannacci arriva dopo una serie di figure quantomeno discutibili. Il commercialista Salvatore Varano, condannato in primo grado a cinque anni e tre mesi per fatturazioni false, si era auto-candidato a Palazzo Marino. E Luca Carleo, imprenditore dei media e responsabile vicario per la Lombardia, è finito sotto inchiesta per una frode da 30 milioni di euro, con misura cautelare, 24 ore dopo la nomina.
Chi difende la scelta di Vannacci
Gianfranco Chiari, fondatore de Il Nord per Vannacci, plaude:
“Non c’era persona più azzeccata di Burgio. Non è ricattabile, non si fa condizionare dal contesto milanese”.Per lui, il fatto che venga da fuori è un valore aggiunto.
Milano, una polveriera politica
La domanda ora è: riuscirà Vannacci a tenere insieme un partito già lacerato? Con una base che guarda a Mosca e un candidato che ha servito la Nato, la sfida sembra quasi impossibile. Ma il generale è abituato a navigare in acque turbolente. Il prossimo anno si vota, e Milano sarà il banco di prova.
