Vino veneto, il caos delle denominazioni: piccoli feudi o colossi, chi vince davvero?
Il Veneto del vino è una terra di estremi. Da un lato, l'impero del Prosecco Doc, che si estende su quasi trentamila ettari e due Regioni, con 12.322 viticoltori e 1.110 aziende vinicole. Dall'altro, il microcosmo dei Colli di Conegliano, un feudo da soli 17 ettari, dove si producono appena 70 mila bottiglie all'anno. Tra questi due poli, si gioca la partita più delicata per il futuro del settore, con 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt che cercano di sopravvivere in un mercato in crisi.
Il dibattito è stato innescato da Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, noto come Mister Amarone. La sua proposta è una bomba: cancellare due Doc su tre a livello nazionale. Secondo il tycoon, meglio investire su generici regionali come un 'rosso veneto', piuttosto che mantenere in vita denominazioni che non riescono a vendere fuori dal proprio territorio. Parole che hanno scosso il mondo del vino, ma che trovano numeri a sostegno: solo il Pinot Grigio e l'Amarone riescono a competere con la macchina promozionale del Prosecco.
Le micro-denominazioni: tradizione o ostinazione?
Il caso più emblematico è il consorzio Vini Colli di Conegliano, guidato dalla principessa Isabella Collalto de Croÿ. Qui si producono eccellenze come il Refrontolo Passito e il rarissimo Torchiato di Fregona, ma la resa è minima: 17 ettari, 70 mila bottiglie, di cui 50 mila di rosso. Andrea Affili, giovane enologo e segretario del consorzio, è chiaro: 'Chi coltiva qui lo fa per amore della tradizione, non per guadagnare. La terra costa, conviene piantare Glera. Preserviamo una tradizione, per tramandare il sapere anche nella vinificazione dei rossi, che altrimenti rischia di perdersi tra gli spumanti'.
Una posizione romantica, ma che si scontra con la realtà del mercato. Giorgio Piazza, presidente del Consorzio Vini Venezia, che gestisce 10 milioni di bottiglie (8 di Pinot Grigio), concorda con Boscaini su un punto: 'Non ha senso che una piccola Doc faccia vini di basso prezzo. Va cercata l'eccellenza nei prodotti di nicchia. Ma la soluzione non è cancellare identità e storia delle piccole produzioni. Piuttosto s'investa in comunicazione coi fondi europei o si chieda aiuto alle denominazioni più grandi'.
La strategia dei consorzi: unirsi per sopravvivere
Alcuni hanno già capito che l'unione fa la forza. Il Consorzio di Soave, con 5.000 ettari e 45 milioni di bottiglie, ospita le piccole realtà di Arcole, Merlara e Monti Lessini. Stessi uffici, stesso direttore, presidenti diversi. Gianni Tessari, presidente dei Monti Lessini, spiega: 'Grazie al lavoro consortile, anche i piccoli produttori colgono opportunità che da soli non avrebbero la forza economica né organizzativa di affrontare'.
Ma non tutti sono convinti che la soluzione sia la fusione. Roberto Dellai, export manager della cantina di Breganze, lancia l'allarme: 'Se facessimo parte di consorzi più grandi, chi tutelerebbe il Torcolato? Il problema attuale è che il mercato vuole sempre meno vini rossi e i produttori dovrebbero decidere se cambiare completamente le loro produzioni'.
Il consumatore cambia, il vino deve adattarsi?
Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso, mette il dito nella piaga: 'Oggi il consumatore vuole vini diversi: si cercano prodotti leggeri, senza troppo alcol. Io non berrò mai un Amarone di 12 gradi, ma rimane il fatto che ora si cercano rossi più light, moderni, beverini rispetto a qualche anno fa'.
La domanda è se il Veneto del vino saprà trovare un equilibrio tra la difesa della tradizione e le richieste di un mercato in evoluzione. O se, come suggerisce Boscaini, sarà necessario un taglio netto per salvare il salvabile. Una cosa è certa: la battaglia è appena iniziata.
FAQ
Quante denominazioni esistono in Veneto?
In Veneto ci sono 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt, per un totale di 53 denominazioni che coprono una superficie vitata estremamente variegata.
Perché Sandro Boscaini propone di cancellare le piccole Doc?
Secondo il presidente di Masi Agricola, molte piccole Doc non riescono a vendere i loro vini fuori dal territorio e creano confusione nel consumatore. Meglio puntare su denominazioni regionali generiche.
Qual è la denominazione più piccola del Veneto?
Il consorzio Vini Colli di Conegliano, con soli 17 ettari, è la più piccola denominazione veneta, seguita dal Bagnoli Friularo.