Lula contro le scommesse, il calcio urla: 'Così moriamo'. E lui: 'Sciocchezze'
Il Brasile è spaccato in due. Da una parte il presidente Lula che vuole mettere un freno alle scommesse online, dall'altra un intero mondo del calcio che grida allo scandalo. A due settimane dal voto, la proposta del leader di sinistra rischia di diventare il tema caldo della campagna elettorale. E i club più potenti del Paese hanno già dichiarato guerra.
L'obiettivo di Lula è chiaro: proteggere i più poveri dalla trappola delle app di scommesse, che stanno prosciugando i conti delle famiglie brasiliane. Il gioco d'azzardo online è esploso, con un giro d'affari da capogiro. Ma i soldi facili dei bookmaker hanno comprato tutto il calcio, dai campionati alle telecamere, e ora qualcuno osa toccare il bancomat.
I club contro Lula: 'Così muore il futebol'
Le grandi squadre brasiliane hanno risposto con una dichiarazione congiunta che non lascia spazio a interpretazioni: questa misura sarebbe la morte del calcio. Corinthians, Palmeiras, San Paolo, Santos, Flamengo, Fluminense, Botafogo, Vasco e Cruzeiro hanno firmato un documento in cui si parla di 'colpo fatale' e di rischio concreto di insolvenza per molti club.
Il loro ragionamento è semplice: se si chiude il rubinetto delle scommesse legali, i giocatori si sposteranno su piattaforme clandestine che non pagano tasse né rispettano regole. E il calcio, quello vero, resterebbe a bocca asciutta. 'I tifosi non possono pagare questo conto', scrivono i club. Ma la domanda è un'altra: chi sta davvero pagando oggi?
I numeri delle scommesse in Brasile: un mercato da 30 miliardi di reais al mese
Il mercato delle scommesse muove oltre 30 miliardi di reais al mese, circa 5 miliardi di euro, secondo i dati ufficiali della Confederazione Nazionale del Commercio di Beni, Servizi e Turismo. Un settore cresciuto del 500% rispetto a gennaio 2023, con una media di 9,25 milioni di scommettitori al mese nel 2025, e picchi di oltre 10,8 milioni nei periodi di maggiore attività calcistica.
Numeri che fanno paura, soprattutto se si considera chi ci rimette. Le famiglie più fragili sono le prime a cadere nella trappola del gioco facile. E non è un caso che il 63,2% dei brasiliani, secondo un sondaggio AtlasIntel, dica che le scommesse portano 'solo perdite'. L'86,7% le considera dannose. La gente comune, quella che non vive di sponsorizzazioni, ha capito benissimo qual è il problema.
Lula risponde ai club: 'Il calcio è nato senza scommesse'
Lula non ha perso tempo e ha risposto per le rime ai club. Durante un comizio elettorale, ha ricordato che San Paolo, Santos, Gremio, Flamengo, Internacional e il suo Corinthians hanno vinto titoli mondiali quando le piattaforme di scommesse non esistevano. 'La storia secondo cui eliminare le scommesse sportive cancellerà il calcio brasiliano è una sciocchezza', ha tuonato tra gli applausi.
Una risposta che suona come una sfida: il calcio è più grande dei bookmaker, e chi pensa il contrario si sbaglia di grosso. Ma i club non ci stanno, e lo scontro è ormai frontale. La posta in gioco è altissima: da una parte la sostenibilità finanziaria della più grande passione dei brasiliani, dall'altra la difesa dei più deboli.
Bolsonaro Jr. tace: il silenzio che pesa
Nel frattempo, Flávio Bolsonaro, lo sfidante di Lula al voto del 4 ottobre, osserva e tace. Il figlio dell'ex presidente, ancora in galera, ha recuperato terreno nei sondaggi fino a raggiungere un pareggio tecnico con Lula. E in un momento così delicato, ogni parola può essere un errore. Meglio lasciare che il presidente si impantani da solo.
Il silenzio di Bolsonaro è assordante. Ma forse è la mossa più intelligente: lasciare che Lula si scontri con il mondo del calcio, mentre lui si prepara a raccogliere i frutti. La partita è aperta, e il Brasile intero guarda.