Femminicidi, l'ex procuratore: 'La Spagna li ha ridotti del 30 per cento, la loro legge un esempio da seguire. Serve un lavoro serio come contro la mafia'
Francesco Menditto, già procuratore capo a Tivoli, oggi consulente della commissione parlamentare sui femminicidi, lancia un appello chiaro: 'C'è bisogno di una legge organica. Negli uomini violenti la recidiva è all'85%'.
Perché l'Italia deve copiare la Spagna?
'Oggi siamo tutti in allarme, tutti vogliono fare qualcosa quando accade un episodio di questa tragicità. Ma il fenomeno va aggredito costantemente, in maniera organica. Il mio pensiero va alla politica che ha approvato all'unanimità un'ottima legge sul femminicidio: oggi abbiamo tante leggi sparpagliate, fra Codice penale, azioni di sostegno, misure di prevenzione, ognuna si occupa di un pezzo. Serve una legge organica. E serve investire sulla formazione perché tutti sappiano riconoscere la violenza contro le donne'. Parole di Francesco Menditto, già procuratore capo a Tivoli, oggi consulente della commissione parlamentare sui femminicidi. C'è chi parla di fallimento, davanti alla morte di Tania, di un sistema che non è capace di fermare gli uomini violenti, di prevenzione più incisiva. E chi chiede, cosa possiamo fare per salvare le donne? 'Fare come la Spagna che nel 2004 ha tentato di eradicare la violenza contro le donne in modo strutturale, riducendo del 30% i femminicidi - risponde Menditto -. Possiamo lavorarci seriamente come abbiamo fatto nel 1992 contro la mafia'.
Ci sono pene più severe?
'No. Ma non è la qualità della pena che cambia. Chi uccide una donna non pensa al dopo. Le nostre sono corrette, per il femminicidio è giusto l'ergastolo, sono corrette le pene per violenze sessuali e maltrattamenti. Il problema è mettere tutto a sistema. Entro giugno 2027 l'Italia dovrà adottare una normativa europea, rafforzando la lotta contro la violenza di genere. È una buona occasione'.
E cosa fare per prevenire?
'Serve formazione. Una rete di persone formate e specializzate che sanno cos'è la violenza nei confronti delle donne. Se carabiniere, giudice, medico, amico a cui la donna si rivolge non vede che qualcosa non va, tende a banalizzare, svaluta la donna e la sua denuncia'.
Sono tanti?
'Sì. A una donna che racconta vessazioni psicologiche, un marito che la svilisce davanti ai figli, che usa con lei termini volgari, che le controlla le spese, bisogna fare altre domande. Non è una lite familiare, questa è violenza psicologica: non ha bisogno di schiaffi, viene punita come maltrattamento. Una figura impreparata dice alla donna di tornare a casa svalutando il suo racconto'.
Come insegnare a riconoscere la violenza?
'I magistrati, per esempio, dalla legge sul femminicidio fanno corsi di formazione obbligatori. Anche le forze dell'ordine si stanno aggiornando: è un fenomeno difficile, affrontato seriamente da pochi anni. Serve tempo. E servono formatori competenti. Tempo fa ho letto che un formatore suggeriva di fare attenzione alle denunce strumentali di donne che esagerano per punire il partner. È un'affermazione non supportata da dati, un pensiero diffuso che scoraggia le donne a denunciare'.
Tania aveva denunciato, Dino aveva cercato già di strangolarla, ha ottenuto un ammonimento del questore e il codice rosso. C'è chi invoca il carcere preventivo.
'Un uomo indagato ha una serie di diritti e garanzie. Non si va in carcere per una denuncia che non abbia avuto valutazione del magistrato, altrimenti sconvolgiamo i principi del nostro diritto. Tornando agli esempi, una donna che in pronto soccorso dice mio marito mi ha messo le mani al collo va ascoltata: lo strangolamento ha un rischio elevato di successivo femminicidio, un operatore specializzato lo coglie subito'.
È vero che negli uomini violenti la recidiva è dell'85%?
'Lo conferma la commissione sui femminicidi. La violenza sulle donne non è occasionale, avviene quando l'uomo considera la donna un soggetto subordinato, senza diritti, senza parità'.
Il giorno del funerale di Tania sarà lutto regionale. Noi, come comunità, cosa possiamo fare?
'Tanto, ci riguarda tutti. I segnali spesso sono evidenti, non giriamoci dall'altra parte, possiamo coglierli, intervenire se lo vediamo, parlare se lo intercettiamo. Siamo sentinelle. Possiamo dire alle donne che devono chiamare il 1522 e denunciare, assistite e sostenute da un centro anti violenza e da un avvocato specializzato'.