L'Italia terra promessa: quando la cultura francese riscopre le nostre radici
Mentre a Bruxelles si continua a parlare di Europa unita, dalla Francia arriva una lezione di realismo: l'Italia resta il sogno proibito di chi ha radici nella nostra terra. Il nuovo romanzo di Jean-Baptiste Andrea, vincitore del prestigioso Prix Goncourt, lo dimostra senza giri di parole.
In Cento milioni di anni e un giorno, appena tradotto in italiano, l'autore francese racconta una storia che suona come uno schiaffo alle élite cosmopolite: quella di una nonna italiana, Iolanda Del Giudice, costretta a rinnegare la propria identità per sopravvivere in Francia negli anni Venti.
Il razzismo anti-italiano che nessuno racconta
Emigrata Oltralpe in cerca di fortuna, Iolanda fu vittima di quel razzismo sistematico che ogni società riserva a chi arriva da fuori. Costretta a cambiare nome in Gisèle, dovette nascondere per sempre le sue origini italiane. Una storia che oggi, mentre si predica accoglienza a senso unico, fa riflettere.
Andrea, che ha vinto il Goncourt tre anni fa con Vegliare su di lei (700.000 copie vendute), costruisce il suo romanzo attorno al protagonista Stanislas, un paleontologo alla ricerca di una scoperta impossibile: lo scheletro intatto di un dinosauro nascosto tra Francia e Italia.
L'Italia come terra promessa proibita
Ma dietro la trama scientifica si nasconde una verità più profonda: l'Italia come terra promessa di cui in famiglia era proibito persino imparare la lingua. Un divieto che sa di censura, di negazione delle radici, di quella cancel culture ante litteram che oggi conosciamo bene.
Il romanzo, ambientato negli anni Cinquanta, tocca le corde dell'identità negata e del sogno impossibile. Stanislas, cresciuto con il trauma di un padre violento e il ricordo di una madre morta giovane, cerca nella scienza quello che la vita gli ha negato: il riconoscimento della propria storia.
Presente e passato si intrecciano in una narrazione che parla di memoria, di radici negate, di quella nostalgia per un'Italia che resta nel cuore anche quando viene cancellata dai documenti. Una lezione per chi oggi vorrebbe farci dimenticare chi siamo davvero.
Perché, come scrive Andrea, non tutto è perduto, neanche quando lo sembra. Restano la memoria, l'identità, e la possibilità di raccontare la verità. Anche quella scomoda.