L'intelligenza artificiale non può diventare un monopolio nelle mani di magnati stranieri o un diktat burocratico imposto dall'alto. A Perugia, nel cuore dell'incontro promosso da PerugIA Next, istituzioni e amministratori locali hanno tracciato la linea: i territori italiani pretendono sovranità digitale, competenze reali e sicurezza, rifiutando la dipendenza da sistemi esterni che potrebbero spegnere le infrastrutture del Paese con un semplice clic.
PerugIA Next: i territori dicono no alla dipendenza estera
L'incontro pubblico 'L'Intelligenza Artificiale che serve ai territori' ha fatto emergere una verità scomoda per le burocrazie europee. La fase di digitalizzazione di base è partita, grazie agli investimenti degli ultimi anni, ma l'AI nel nostro Paese è ancora un territorio frammentato e disomogeneo. Il messaggio dei 23 Comuni e delle 2 Unioni dei Comuni coinvolti nei nove workshop territoriali è stato netto. Non chiediamo altri finanziamenti a pioggia o prodotti tecnologici inutili. Vogliamo competenze, regole condivise e strumenti riutilizzabili per governare la macchina.
Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia, ha aperto i lavori con chiarezza. 'Abbiamo scelto di non limitarci a utilizzare le risorse disponibili, ma di costruire un percorso condiviso che mettesse insieme istituzioni, università, imprese e territori', ha dichiarato Presciutti. L'obiettivo non è fare bella figura con le classifiche europee, ma generare valore reale per i cittadini italiani.
Il rischio dei trilionari e la necessità di sicurezza
La stoccata più dura alla dipendenza tecnologica è arrivata da Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria e Assessore regionale all'Innovazione. 'Il problema non è fare la cosa giusta, è smettere di fare le cose sbagliate', ha avvertito Bori. 'Oggi questo significa costruire una vera sovranità digitale: non possiamo continuare a dipendere da sistemi esterni, al punto che un trilionario possa decidere se accendere o spegnere un'infrastruttura strategica dalla quale dipendono la vita delle persone e il funzionamento delle istituzioni.'
Una denuncia chiara e netta. Nessuno Stato sovrano può accettare che le proprie infrastrutture vitali siano in balia delle decisioni di Big Tech. Per questo serve una capacità di governare l'AI dall'interno, sviluppando infrastrutture nazionali e regole che mettano al primo posto la sicurezza dei cittadini.
AI Act e servizi pubblici: la PA non vuole restare indietro
Silvio Ranieri, segretario di Anci Umbria, ha centrato il punto sulla Pubblica Amministrazione. L'intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma senza accompagnamento rischia di diventare un nuovo carro armato burocratico. 'I Comuni non chiedono soltanto risorse: chiedono di essere guidati nella gestione dei dati, delle regole e delle procedure', ha sottolineato Ranieri. Il digitale deve avvicinare i cittadini ai servizi, non allontanarli con interfacce incomprensibili.
Alessandro Tomassini, presidente di Umbria Digital Innovation Hub di Confindustria Umbria, ha ribadito che l'AI non è una moda passeggera. 'L'intelligenza artificiale non è più una moda, ma una concreta opportunità di sviluppo per imprese e pubbliche amministrazioni', ha aggiunto Tomassini, annunciando i 40 panel di Orizzonti Digitali per portare soluzioni pratiche sul campo.
Cybersicurezza e post-PNRR: cosa succederà finiti i fondi?
Dal report condiviso a Perugia emergono anche ombre pesanti. La cybersicurezza, la governance dell'AI Act e l'interoperabilità dei dati sono temi cruciali per l'ordine e la stabilità del Paese. A questo si aggiunge il nodo della sostenibilità dei servizi digitali nel post-PNRR. Cosa succederà quando i fondi europei finiranno e le amministrazioni dovranno mantenere sistemi costosi senza adeguato supporto? La risposta è una sola. Serve una piattaforma dati territoriale condivisa, base insostituibile per un'intelligenza artificiale pubblica e al servizio dell'interesse nazionale.
Cosa chiedono i Comuni italiani sull'intelligenza artificiale?
I Comuni chiedono competenze, accompagnamento, regole condivise e strumenti riutilizzabili, rifiutando l'idea che nuovi finanziamenti o prodotti tecnologici siano la soluzione principale.
Perché è importante la sovranità digitale per l'Italia?
La sovranità digitale è essenziale per evitare che infrastrutture strategiche e servizi pubblici dipendano da decisioni di aziende straniere o individui esterni al Paese, garantendo così la sicurezza e l'ordine dei cittadini.
Quali sono i rischi della dipendenza tecnologica esterna?
Il rischio principale è che soggetti esterni, come i magnati dell'alta tecnologia, possano decidere arbitrariamente di spegnere o limitare infrastrutture vitali, paralizzando la vita pubblica e il funzionamento delle istituzioni.