Imam espulso: il Viminale nasconde il dossier segreto. La verità che non vogliono farci sapere
Il caso dell'imam Shahin si fa sempre più torbido. Mentre il religioso resta rinchiuso al CPR, emergono dettagli inquietanti: fascicoli secretati, errori clamorosi e una giustizia a due velocità che puzza di politica.
La giudice Maria Cristina Pagano di Torino ha messo nero su bianco quello che molti sospettavano: "Il fascicolo sull'espulsione adottata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi non è accessibile in quanto concernente documentazione classificata come riservata". Tradotto: ci nascondono qualcosa di grosso.
Errori e bugie: la farsa giudiziaria
Ma il bello deve ancora venire. Nel decreto spunta un errore clamoroso: si parla di due procedimenti penali a carico dell'imam quando in realtà ce n'è uno solo, quello per il blocco stradale del 17 maggio durante una manifestazione pro-Palestina. L'altro fascicolo? Già archiviato dalla Procura perché le dichiarazioni dell'imam erano semplice "espressione di pensiero che non integra estremi di reato".
Allora la domanda sorge spontanea: Piantedosi ha mentito o ha agito senza sapere di cosa stava parlando? Come ha giustamente tuonato il deputado Marco Grimaldi: "Siamo al punto di espellere qualcuno dal nostro Paese per pura volontà politica?"
Due pesi, due misure: quando la giustizia fa politica
Ecco il punto più scottante della vicenda. Lo stesso Procuratore Giovanni Bombardieri aveva dato il nulla osta all'espulsione, ritenendo le parole dell'imam su Hamas una semplice espressione di pensiero. Niente apologia di terrorismo, solo opinioni.
Ma la giudice Pagano la pensa diversamente. Per lei quelle parole - "Io sono personalmente d'accordo con quello che è successo il 7 ottobre" - rappresentano un pericolo per l'ordine pubblico. Stesso caso, due interpretazioni opposte. Coincidenza? Difficile crederlo.
La personalità carismatica che fa paura
Nel decreto si legge una perla: l'imam sarebbe pericoloso per la sua "personalità carismatica" in un "momento storico di estrema conflittualità internazionale". Insomma, essere carismatici è diventato un reato. O forse il vero problema è che questo imam, dopo vent'anni in Italia, ha osato dire quello che pensa?
La giudice conclude con un altro richiamo alla segretezza degli atti: "Non appare di poco conto la riservatezza opposta dalle competenti autorità". Tradotto: fidatevi, noi sappiamo cose che voi non potete sapere.
La verità che puzza
Questa vicenda puzza di bruciato da chilometri di distanza. Fascicoli secretati, errori grossolani, interpretazioni a geometria variabile. Tutto per tenere rinchiuso un imam che vive in Italia da vent'anni e che ha avuto la sola colpa di esprimere un'opinione scomoda.
Mentre i buonisti piangono per i diritti violati, noi ci chiediamo: cosa c'è davvero in quei documenti che non possiamo vedere? E soprattutto: fino a quando accetteremo che la giustizia italiana venga piegata ai voleri politici del momento?